BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

FINE VITA/ Roccella: grave errore confondere libertà di cura ed eutanasia

Piergiorgio Welby Piergiorgio Welby

 

Ma poniamo che un paziente dica che se ha un tumore, non vuole sottoporsi a chemioterapia. Potrà farlo?

Per tutto ciò che non rientra in alimentazione e idratazione, io posso esprimere delle indicazioni di terapia attraverso la dichiarazione anticipata di trattamento. Nel caso in cui non dovessi essere più cosciente, il medico le valuterà e le terrà in considerazione. Il problema è che la campagna sul caso Englaro e contro la legge sul biotestamento, è stata fatta molto a partire da un equivoco: in realtà quello che si vuole non è la libertà di scegliere le terapie, così come dice l’articolo 32 della Costituzione, bensì introdurre qualcosa di radicalmente diverso.

 

A che cosa si riferisce?

Al fatto che si vuole fare passare in modo mascherato l’eutanasia o il suicidio assistito. Arrivando così ai confini di qualcosa che la legge italiana già proibisce, senza bisogno quindi di ripeterlo nella legge sul biotestamento ancora in discuissione. Il titolo del Gazzettino sul caso della signora di Treviso era: «”Voglio morire”: il giudice dà l’ok». Quel «Voglio morire» non indica ciò che è successo a Treviso, ma si pone ai confini di eutanasia e suicidio assistito. Su questo dobbiamo essere chiari: abbiamo fatto una legge di libertà, in cui si rende obbligatorio il consenso, quindi si rafforza il fatto che a nessuno può essere imposta una terapia che non vuole finché è in grado di intendere e di volere. E quando non sarà più in grado di intendere e volere si applicherà alla lettera la convenzione di Oviedo.

 

(Pietro Vernizzi)

© Riproduzione Riservata.