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INCHIESTA/ Quei soldi “invisibili” che stanno rovinando le famiglie italiane

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Il gioco è tanto bello che, volendosi divertire a riclassificare i bilanci della grandi aziende, per esempio quelle automobilistiche, si scopre che a reggere i conti non è più tanto la vendita del proprio prodotto, quanto l’apertura delle linee di credito per sostenerne l’acquisto. Tanto che ormai non sono poche le grandi corporation che, invece di appoggiarsi a istituti di credito terzi, hanno vere e proprie banche interne. E anche gli stessi esercenti offrono la merce dando per scontato che per acquistarla si debba ricorrere al credito al consumo. Basti dare un’occhiata ai volantini con le promozioni delle grandi catene di distribuzione: quello stampato in grande non è il prezzo dell’articolo, ma la rata del finanziamento.

La soluzione del rebus? Probabilmente sta tutta in un elemento che, di solito, è assente dalle statistiche: la psicologia spicciola. Ai consumatori è stata data la possibilità di comprare con soldi invisibili che, altrettanto invisibilmente, vengono prelevati, ovviamente con le maggiorazioni e gli oneri del caso, dai loro conti in banca e dai loro stipendi (quando ci sono).

Certamente si tratta di una procedura meno ansiogena del pacchetto di 24 cambiali da firmare per comprarsi la Fiat 600 e che restavano in circolazione fino a debito saldato. Ma forse togliere dalle mani degli italiani il pezzo di carta ha fatto diventare invisibili anche le rate. Evidentemente, per molti, quello che non si vede non c’è.

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COMMENTI
04/08/2011 - Dal libro dei proverbi. (claudia mazzola)

Mi hanno detto che chi ha i debiti non muore mai, quindi lunga vita agli italiani ed a me!