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IL CASO/ Lampedusa, tra barconi e yacht va in scena una nuova lotta di classe

Una nuova lotta di classe che taglia trasversalmente gli schemi tradizionali e che coinvolge l’Occidente è quello che vede PIETRO BARCELLONA partendo da un fatto di cronaca

I sacchi contenenti i cadaveri degli immigrati morti asfissiati (Foto Ansa) I sacchi contenenti i cadaveri degli immigrati morti asfissiati (Foto Ansa)

Una straordinaria fotografia su Il Corriere della Sera di martedì 2 agosto metteva in scena simultaneamente uno yacht di turisti che, attraversando la baia di Lampedusa, guardavano sul molo la lunga fila di sacchi blu contenenti i cadaveri recuperati dopo la tragedia dell’imbarcazione di emigranti appena approdata.

Si trattava dei venticinque morti asfissiati nella stiva a cui era stato impedito dai trafficanti di vite umane di risalire in coperta per respirare e salvarsi da una morte terribile. La scena, come sottolinea in un commento Isabella Fedrigotti, rende plasticamente la scissione drammatica fra il mondo dei vacanzieri europei e il mondo dei disperati africani.

Morti per asfissia nella stiva di un peschereccio che rappresentava per quei “poveri cristi” l’ultimo tentativo di sfuggire alla fame, alla miseria e alla persecuzione militare dei rispettivi Paesi. Morti asfissiati. Provate ad immaginare. È una morte terribile, lenta, in cui si prova la tragica esperienza del venir meno del respiro che da sempre è il segno dello scambio vitale fra sé e il mondo esterno. Manca l’aria, il cervello non ossigenato si va spegnendo e ciascuno assiste impotente alla morte propria e a quella degli altri compagni. Mentre provi ancora a forzare i tuoi polmoni, vedi accanto a te spegnersi tuo fratello, tua moglie, il tuo bambino. In tutti i paesi in cui è prevista la condanna a morte, si cerca di ridurre la sofferenza degli ultimi istanti. Nella morte per asfissia l’agonia è lenta e terribile.

Quei venticinque morti sono i testimoni terribili di una indifferenza globale verso tutti i naufraghi che il mondo dei ricchi abbandona alla deriva lungo il suo tumultuoso processo di lotta per difendere privilegi e poteri, benessere e lusso fatto di sprechi e soprusi. È uno dei tanti episodi dell’asfissia della speranza che i nuovi mendicanti del mondo portano sulle carrette in partenza dalla costa africana verso le spiagge italiane.


COMMENTI
08/08/2011 - L'abisso del capitalismo e la nostra impotenza (Salvatore Ragonesi)

Mi fa tanta tristezza leggere le considerazioni di Pietro Barcellona sulle dimensioni sempre più ridotte del mondo attuale dentro il quale aumentano drammaticamente le iniquità e le disuguaglianze sociali.Il capitalismo è anche questo spalancarsi di nuovi abissi sconosciuti ed imprevedibili,un nuovo aprirsi di conflitti,cui non eravamo davvero abituati.Per questa imprevedibilità,forse,in questi anni i tentativi di tutti coloro che hanno occupato e occupano posti di responsabilità politica,"promettendo di cambiare il corso fatale dell'economia",non sono riusciti e non riescono.Purtroppo sono pure falliti miseramente i tentativi marxiani di cambiare il mondo e oggi assistiamo impotenti ai drammi descritti dall'intellettuale ex-comunista che non si stanca di enumerarli nella loro dislocazione geografica,da Oriente ad Occidente.E Lampedusa diventa il simbolo più efficace dell'unità del mondo e delle sue peggiori manifestazioni d'iniquità.Ma i giovani che si drogano meriterebbero,secondo me,un altro ordine di ragionamenti.Non ci sto a considerarli semplice frutto delle attuali perversioni del mondo capitalistico.