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Cronaca

IL CASO/ Lampedusa, tra barconi e yacht va in scena una nuova lotta di classe

I sacchi contenenti i cadaveri degli immigrati morti asfissiati (Foto Ansa)I sacchi contenenti i cadaveri degli immigrati morti asfissiati (Foto Ansa)

Non voglio fare forzature interpretative, ma negli stessi giorni si dibatteva aspramente della crisi economica e finanziaria americana. Obama ha cercato di salvare gli Stati Uniti dal fallimento ormai alle porte con un compromesso con i Repubblicani che hanno ottenuto, in realtà, una grande vittoria, imponendo al presidente americano tagli della spesa sociale e drastiche riduzioni di ogni intervento pubblico a sostegno delle classi medie e delle classi povere.

In un commento apparso in uno dei più noti giornali degli Stati Uniti, una brillante commentatrice di fatti politici ha scritto che i tagli imposti al bilancio di Obama colpiranno soprattutto l’infanzia e specialmente i bambini delle famiglie più povere che non avranno le risorse necessarie per poter garantire la loro crescita normale. Scrive testualmente Vanden Heuvel Katrina (riportata dal Corriere): “Venticinque milioni di persone necessitano di una qualche prospettiva di lavoro a tempo pieno e la maggior parte degli americani è nettamente contraria a tagliare la spesa destinata al sempre maggior numero di bambini poveri mentre vengono iperprotetti i paradisi fiscali dei milionari”.

Questo commento mi colpisce non tanto perché segna la fine del mito di Obama come grande innovatore della politica mondiale a favore della patria e della giustizia, ma perché indica ancora una volta le vere vittime dei processi economico-finanziari che stanno travolgendo gli equilibri di tutti i paesi dell’Occidente. Un bambino che non può crescere bene e i cui genitori non hanno la sicurezza economica per mantenerlo a uno standard di vita normale, è un bambino condannato all’asfissia, giacché tutte le sue caratteristiche e potenzialità di essere umano saranno soffocate dal peso della miseria e della povertà.

In verità si muore asfissiati in un barcone, ma anche in una povera stanzetta di una famiglia ai limiti della sopravvivenza sociale che abita in una delle tante metropoli dell’Occidente europeo e americano. L’operaio licenziato sceglie di suicidarsi; il giovane escluso da un concorso, magari truccato, si impicca nella stanza di casa sua; moltissimi giovani vanno allo sbando per mancanza di prospettive e di futuro avvelenandosi con la droga e con l’alcol. In questi ultimi anni i tentativi di tutti coloro che hanno occupato la scena politica, promettendo di cambiare il corso fatale dell’economia capitalistica, sono miseramente naufragati. Obama sta per fare la fine di Zapatero che per tanti anni è stato il simbolo del riformismo socialista europeo.

Alcune conclusioni si possono già trarre.

1) La crisi economica investe l’intero mondo occidentale spingendo i governi al ricatto continuo delle agenzie di rating - che possono determinare a piacere il fallimento di un Paese -, gestite da poteri forti sopranazionali che le attuali politiche degli Stati, anche con le migliori intenzioni, non riescono a contrastare negli effetti più devastanti sul terreno sociale. I loro alleati sono i terroristi fiscali che chiedono continuamente riduzioni indifferenziate del sistema di tassazione e di prelievo pubblico.

2) Da quando la crisi economica ha cominciato a diventare una costante della vita politica nazionale fino ad assorbire completamente lo spazio del dibattito pubblico e riducendosi di volta in volta al tema dei tagli alla spesa pubblica sociale, sono cresciute enormemente le disuguaglianze sociali fino a creare nello stesso Paese uno scontro sotterraneo fra poteri forti, ceti della borghesia ricca, finanziaria e imprenditrice, e maggioranza della popolazione, fatta di ceti medio bassi e proletariato.

3) Le caratteristiche della crisi, che non possiamo qui esaminare, ma che sono oggetto ormai di tanta letteratura, implicano sicuramente una riduzione drammatica dell’occupazione delle nuove generazioni. Nonostante si prospetti sempre il ritorno della crescita economica, la realtà dice che, anche ove questa si verificasse, non ci sarebbe affatto nuovo lavoro.


COMMENTI
08/08/2011 - L'abisso del capitalismo e la nostra impotenza (Salvatore Ragonesi)

Mi fa tanta tristezza leggere le considerazioni di Pietro Barcellona sulle dimensioni sempre più ridotte del mondo attuale dentro il quale aumentano drammaticamente le iniquità e le disuguaglianze sociali.Il capitalismo è anche questo spalancarsi di nuovi abissi sconosciuti ed imprevedibili,un nuovo aprirsi di conflitti,cui non eravamo davvero abituati.Per questa imprevedibilità,forse,in questi anni i tentativi di tutti coloro che hanno occupato e occupano posti di responsabilità politica,"promettendo di cambiare il corso fatale dell'economia",non sono riusciti e non riescono.Purtroppo sono pure falliti miseramente i tentativi marxiani di cambiare il mondo e oggi assistiamo impotenti ai drammi descritti dall'intellettuale ex-comunista che non si stanca di enumerarli nella loro dislocazione geografica,da Oriente ad Occidente.E Lampedusa diventa il simbolo più efficace dell'unità del mondo e delle sue peggiori manifestazioni d'iniquità.Ma i giovani che si drogano meriterebbero,secondo me,un altro ordine di ragionamenti.Non ci sto a considerarli semplice frutto delle attuali perversioni del mondo capitalistico.