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CASO MELANIA REA/ I falsi “amici” di Salvatore Parolisi lo spiano: la difesa si ribella

L’omicidio di Melania Rea non sembra trovare svolte risolutive ma anzi si infittisce ogni giorno di più. Il colpo di scena queta volta riguarda gli amici di Salvatore Parolisi

Salvatore Parolisi (Foto: ANSA) Salvatore Parolisi (Foto: ANSA)

CASO MELANIA REA - L’omicidio di Melania Rea non sembra trovare svolte risolutive ma anzi si infittisce ogni giorno di più. Non ha segnato una svolta l’indiscrezione uscita della Procura che segnalava la concreta possibilità dell’esistenza di un complice che abbia aiutato il caporale Parolisi a disfarsi del cadavere della moglie. E non ha segnato una svolta nemmeno l’interrogatorio dell’unico indagato:  davanti al Gip di Teramo Giovanni Cirillo il caporalmaggiore si è avvalso della facoltà di non rispondere, come aveva già fatto davanti al Gip di Ascoli. La sensazione è che la Procura fatichi a mettere insieme i vari elementi nella speranza di trovare la prova che incastri il compagno della vittima.

Falsi amici Per assurdo, in questo momento è la difesa a giocare “d’attacco”: mentre finora la maggior parte delle azioni dei legali di Parolisi miravano a controbattere alle accuse della Procura, nelle ultime ore gli avvocati del caporale hanno denunciato un’invasione della privacy con “violazione dei diritti” dell’imputato. Pare infatti che quando Parolisi ancora non era rinchiuso nel penitenziario di Castrogno, numerosi amici e conoscenti abbiano fatto visita al caporale esprimendogli apparente solidarietà e sostegno, salvo poi registrare di nascosto i colloqui e riportare dichiarazioni dell’imputato agli inquirenti. La difesa punta quindi a “sfiduciare” la procura agli occhi dell’opinione pubblica accusandola di avvalersi della collaborazione illegittima di alcuni falsi amici del Parolisi.

Indagine militare Intanto le indagini legate all’omicidio di Melania potrebbe allargarsi nelle prossime ore anche ad ambienti delle forze armate, in particolare ai rapporti che intercorrono tra i militari della caserma Clementi di Ascoli dove prestava servizio il caporale Salvatore Parolisi. Poiché l’unico movente finora ipotizzato resta quello del “segreto inconfessabile”: la povera Melania probabilmente era a conoscenza della relazione extraconiugale che il marito aveva con la recluta Ludovica Perrone e avrebbe minacciato di diffondere la notizia causando gravi ripercussioni per la carriera del marito nell’esercito.