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SANGUE INFETTO/ Sugli emoderivati, il virologo: "Attenti ai donatori"

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Una malattia molto pesante per cui non ci sono possibilità di terapia, se non alcuni farmaci che però a tutt’oggi rappresentano solo un’assistenza sintomatica». Chiediamo poi a Fabrizio Pregliasco se i controlli sulle sacche di sangue sono in generale sufficienti e se non si potrebbe fare qualcosa di più per evitare rischi che metterebbero a repentaglio molte vite: «Sulla donazione di sangue ci sono tantissimi controlli, basti pensare che una serie di soggetti vengono esclusi dalla donazione: anche io, essendo laboratorista, non posso donare sangue alla luce del fatto che ho un rischio professionale, naturalmente teorico. La sicurezza quindi è molta, le analisi eseguite sul sangue sono tantissime, ma non si può mai escludere che qualcosa di nuovo, che non si conosce, possa essere in qualche modo trasmesso. Inoltre la donazione di sangue non è così radicata e spesso le Regioni sono in difficoltà». Quindi magari si ricorre a donatori occasionali? «La situazione peggiore riguarda i derivati del sangue che spesso arrivavano da donatori prezzolati che chiaramente presentano rischi maggiori del donatore volontario iscritto all’Avis, cioè che ogni sei mesi dona il sangue ed è attento alla propria salute. La difficoltà quindi è trovare proprio il materiale da trattare quindi, nonostante i tanti controlli e trattamenti degli emoderivati, capisce che utilizzare donatori a pagamento, magari dal Terzo Mondo, rappresenta comunque un rischio».

 

(Claudio Perlini)

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