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IL CASO/ Quei padri “a metà” che si nascondono tra i nuovi poveri

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La situazione dei padri separati (Fotolia)  La situazione dei padri separati (Fotolia)

La domenica, da Mc Donald’s, è il giorno dei papà separati. Li si riconosce subito, e non solo perché sono maschi adulti con prole ma senza compagnia femminile: un occhio al cellulare e l’altro all’orologio, esibiscono il tipico imbarazzo di chi non vede l’ora di abbandonare un luogo nel quale si sente fuori posto.

Eppure quella gabbia per criceti in technicolor in cui i figli scorazzano con la faccia a un centimetro dai piedi altrui e quella scatola magica di cartone che, al costo di un pacchetto di sigarette, non solo garantisce un pasto decente, ma anche un gioco da portarsi a casa, è la loro salvezza: con i limitati mezzi a loro disposizione, difficilmente possono permettersi di meglio, quando “è il loro turno”.

“Quella che vivono i padri separati è una nuova povertà, un fenomeno recente, ma non marginale, della nostra società - afferma Gian Carlo Blangiardo, professore di Demografia alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Milano. Tra gli alimenti da pagare e i costi esorbitanti per l’abitazione rimane ben poco in tasca, ci sono evidenti problemi di quadratura del bilancio: ormai vediamo addirittura padri in coda alla mensa dell’Opera San Francesco per i Poveri”.

Blangiardo negli ultimi mesi ha studiato il problema nel dettaglio quando, insieme ad altri esperti, si è occupato, per l’Osservatorio minori della Regione Lombardia, della condizione dei figli di genitori separati: “È stata una richiesta specifica dell’assessore alla Famiglia, conciliazione, integrazione e solidarietà sociale Giulio Boscagli, motivata dal fatto che non si affronta mai in maniera adeguata il discorso dei padri separati”.

D’altra parte i numeri dell’Istat sono da far venire la pelle d’oca: a livello nazionale, ogni mille matrimoni ci sono 296,9 separazioni e 180,8 divorzi. La Lombardia, poi, vanta il triste primato delle unioni coniugali andate in fumo: nel 2009 sono state addirittura 14.920 (su meno di 86.000 in tutta la penisola), per un totale di 10.707 minorenni coinvolti. Che sono stati affidati perlopiù alle madri: in via esclusiva nell’11,5% dei casi, in condivisione nell’86,8%. E l’affido condiviso è di norma solo formale, perché in realtà, secondo le ultime stime al 2008, in Lombardia nel 95% dei casi il minore con genitori separati o divorziati abita con la madre (ed eventualmente con altre persone).

E i figli affidati ai padri? Sono stati appena 94, un misero 0,9%, casi particolarissimi quanto quelli dei minorenni affidati ad altre famiglie o istituzioni (che sono stati 85). “L’analisi - spiega Blangiardo - ha evidenziato una forma di nuova povertà che specie in Lombardia, rispetto al resto d’Italia, fa sentire i suoi effetti: i redditi equivalenti - considerato il numero dei componenti del nucleo familiare, ndr - delle famiglie di minori con genitori separati o divorziati sono quasi la metà di quelli a disposizione delle famiglie ‘integre’”. In soldoni (letteralmente) il report, riferito al 2008, parla di 11.918 euro di reddito equivalente annuale delle famiglie di minori con genitori divisi contro i 21.235 (che già non sono molti) delle altre. Molto peggio che nel resto d’Italia, dove la forbice è molto meno ampia: 12.539 euro contro 15.856. “È evidente che va affermandosi - commenta il professore di Demografia - un problema di emergenza di carattere sociale”.



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