BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

11 SETTEMBRE/ 1. "Tra i rottami di Ground Zero ho visto rinascere un popolo"

Le macerie di Ground zero (Immagine d'archivio)Le macerie di Ground zero (Immagine d'archivio)

Frank, l’uomo della croce. A Ground Zero da subito nacque un popolo. Erano pompieri, scavatori, poliziotti, volontari. In tutto, più o meno 5mila persone. Trascorsero mesi in quel luogo maleodorante, a setacciare migliaia di tonnellate di acciaio contorto per cercare di rimettere un briciolo d’ordine nel caos. Hanno recuperato oltre 19.000 parti umane. Di loro si è parlato in questi anni quasi solo per le polemiche legate ai danni per la salute causati dal lavoro in mezzo ai fumi dell’incendio tossico che avvolse il World Trade Center per settimane. Ma a lamentarsi e avviare cause milionarie è stata una minoranza. Chi c’era aveva scelto di esserci, ne era orgoglioso e non si lamentava. Gente come Frank Silecchia, un gigantesco operaio edile del New Jersey, diventato per tutti “l’uomo della croce”. Uno che a Ground Zero ha partecipato al recupero di una quarantina di cadaveri. Davanti a un bicchiere di vino nel soggiorno del mio appartamento a Manhattan, sistemandosi su una sedia che a malapena riusciva a contenere la sua mole, raccontava senza emozioni apparenti di come si era imbattuto in uno scalpo femminile, o del dente che aveva trovato incastrato nella suola degli scarponi. Ma la voce gli si incrinava ogni volta che raccontava la sera del 13 settembre, quando si era avventurato nella profondità delle rovine del World Trade Center a caccia di cadaveri. Puntando la torcia in un grande atrio sotterraneo, nel silenzio assoluto, fu colpito dalla scena di una gigantesca croce piantata ritta in mezzo alle macerie, con due croci più piccole ai fianchi. “Pensai subito al Calvario”, raccontava. Erano frammenti d’acciaio della struttura delle Torri, ma per gli operai divennero un simbolo di speranza. Iniziò un pellegrinaggio verso quel luogo, poi un energico francescano diventato il “parroco” di Ground Zero, padre Brian Jordan, chiese una mano al sindaco Giuliani e il 3 ottobre la croce fu estratta dalle macerie e collocata su un piedistallo di cemento che dominava il cantiere. Per anni è stata il punto di riferimento per le Messe degli operai e per cerimonie di ogni fede. Non c’è autorità mondiale venuta in visita che non abbia sostato sotto la croce. Un artista di tatuaggi del quartiere, Pete Dutro, che aveva perso il negozio nel crollo, cominciò un’insolita attività di volontariato: tatuaggi gratis della croce ai lavoratori del cantiere. Ne ha fatti migliaia.

Oggi la croce, dopo qualche anno di polemiche da parte di organizzazioni di atei, ha trovato una collocazione definitiva nel memoriale dell’11 settembre inaugurato a Ground Zero. Resterà come simbolo di una fede che unisce: l’opposto di quello che volevano i dirottatori islamici.  

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
10/09/2011 - unico (Antonio Servadio)

Articolo unico nel suo genere. Bello, originale, autentico.