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PECORA PAZZA/ La sindrome è pericolosa per l’uomo?

Pubblicazione:sabato 10 settembre 2011

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Pare che non ci sia pericolo per l’uomo. La sindrome della Pecora Pazza che sta colpendo diversi capi di bestiame in Sardegna, non sarebbe trasmissibile agli esseri umani. Come si evince dal nome è una variante della più tristemente nota Mucca pazza, ma colpirebbe esclusivamente gli ovini e i caprini. Si tratta di una malattia degenerativa, chiamata, per la precisione, Scrapie. L’animale che ne è colpito si gratta fino, a volte, a sanguinare (il nome, infatti, deriva dall’inglese “to scrape”, grattare), barcolla e cammina scoordinato, appare denutrito e perde la lana. Il periodo di incubazione è molto lungo e pare – ma non è stato dimostrato – che le bestie la prendano per via orale, entrando in contatto con le placente che, molto spesso, si trovano nei campi in cui le pecore partoriscono. Intanto, l’istituto zooprofilattico di Sassari, dopo il caso di una pecora morta per la malattia a Bultei, sta attentamente monitorando la situazione. Oltre a numerosi capi di bestiame, stanno venendo ispezionati campioni di prodotti di derivazione ovina, come latte e formaggi. In ogni caso, si tratterebbe di misure puramente precauzionali dato che – le autorità, tra cui l’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare), ci hanno tenuto a sottolinearlo – non ci sono casi dimostrati o conosciuti di trasmissione all’uomo. Del resto, il diffondersi del panico provocherebbe un grave effetto sull’economia della zona, fondata in gran parte sugli allevamenti di pecore. Si attendono ancora, nel frattempo, conferme dal Centro di referenza nazionale per Tse di Torino e dall'Istituto Superiore di Sanità. Anche la Regione è in allerta. Simona De Francisci, assessore alla Sanità della Sardegna, fa sapere che le istituzioni stanno attentamente tenendo sotto controllo la vicenda. Duemila pecore, infatti, sono state sequestrate come misura di precauzione. L’assessore, tuttavia, ha voluto sottolineare come, nonostante il caso di Bultei, le infezioni siano notevolmente diminuite rispetto al passato. L’Asl di Sassari scoprì il primo caso nel ’95. Da allora, vennero individuati 88 focolai del virus. Complessivamente sono stati abbattuti 2.072 capi, 672 dei quali caprini e 1.400 ovini. 


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