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IL CASO/ Quel bisturi che separa il femminismo dalla ragione

Pubblicazione:martedì 13 settembre 2011

Femministe durante una manifestazione Femministe durante una manifestazione

Già un servizio della BBC del 2009 stigmatizzava il fenomeno per le possibili conseguenze al momento del parto o per la perdita di sensibilità sessuale, pur non essendoci studi a lungo termine. Si spiegava che il supposto senso di “parti in eccesso” era più un problema psicologico che fisico. Per questo colpisce il silenzio delle femministe: si parla di donne-oggetto solo quando va di moda, o se ne parla quando culturalmente vengono imposti modelli che finiscono col portarle dal chirurgo?

Nel 2004 sulla rivista Critical Review of International Social and Political Philosophy un noto filosofo si domandava se la chirurgia additiva del seno fosse davvero diversa eticamente dalle amputazioni sessuali africane, dato che nel primo caso si soggiacerebbe al bisturi per una perdita di autonomia culturale sociale quindi indiretta, e nel secondo per una perdita di autonomia culturale familiare, quindi diretta. C’è di che riflettere, per chi davvero vuole cambiare la cultura oppressiva sulle donne.



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