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GIOVANNI COLASANTE/ Condannato a una multa l'italiano arrestato in Svezia (video)

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Giovanni Colasante, foto Ansa  Giovanni Colasante, foto Ansa

Una multa di 610 euro. E' quanto è stato condannato a pagare Giovanni Colasante, il consigliere comunale di Canosa in Puglia che in Svezia venne arrestato con l'accusa di aver malmenato il figlio. Nel Paese scandinavo infatti per legge scattano le manette anche solo per uno schiaffone dato ai figli. L'uomo, che era stato detenuto nelle carceri svedesi per diversi giorni e quindi processato per direttissima, è tornato in patria nei giorni scorsi. Una punizione esagerata, ha raccontato l'uomo alle telecamere dei giornalisti. In realtà, ha detto, stavo solo rincorrendo mio figlio che si rifiutava di entrare in un ristorante. Lo avrebbe preso per i capelli, ma due passanti che avevano notato l'episodio avevano chiamato la polizia denunciando maltrattamenti. Dal 1979 in Svezia è entrata infatti in vigore una legge che proibisce ogni genere di punizione corporale verso i bambini. Colasante è stato ospite stamane al programma Mattino 5, nel corso della puntata ha raccontato la sua versione dei fatti (il verdetto del tiribunale specifica che "La corte ritiene che Giovanni Colasante abbia volontariamente provocato dolori a suo figlio tirandogli i capelli. Questo gesto deve essere considerato come un'aggressione''):  “Ho solo strattonato mio figlio per il bavero della giacca, smentisco categoricamente di aver dato uno schiaffo. A dire la verità nella sentenza del giudice è stato dato credito alla mia versione e non alle testimonianze tra le quali quella che avrei sollevato mio figlio da terra per i capelli, mio figlio è alto 1,50 e pesa 50 kg e sfido chiunque a farlo senza lasciarli dei segni. Avendo mio figlio i capelli lunghi e cercando di prenderlo per il bavero della giacca forse ho preso i capelli anche ma l’ho fatto involontariamente, eravamo appena arrivati in Svezia e avevo paura che si perdesse”. Colasante ha poi spiegato che non ha mai usato violenze nei confronti del figlio: "Non sono state sentite le persone che erano con noi al ristorante ma solo le persone che mi hanno accusato". Il consigliere comunale pugliese accusa indagini poco corrette nei suoi confronti: anche dopo l'arresto le autorità hanno sentito solo gli accusatori rifiutandosi di sentire le persone che erano con l'italiano e giudicando senza importanza la testimonianza del figlio.


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