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WALTER BONATTI/ Il ricordo di Marco Berchi: se ne va l'ultimo "esploratore"

Pubblicazione:mercoledì 14 settembre 2011 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 14 settembre 2011, 14.57

Walter Bonatti da giovane, foto Ansa Walter Bonatti da giovane, foto Ansa

Perché Bonatti lascia a soli 35 anni di età? "Perché intravvede in Reinhold Messner il suo erede, il giovane emergente che per approccio e cultura può essere il suo erede, l'alpinista che come lui ha rispetto e lealtà verso la montagna, anche se poi negli anni si pentirà di questa scelta, quando lo vedrà troppo coinvolto con il mondo degli sponsor, ma i rapporti tra i due rimarranno sempre ottimi".  Come definire Walter Bonatti, dunque? "Un uomo che ha sempre avuto il massimo rispetto per la natura, attento ai mezzi che usava, con un approccio leale nei suoi confronti. Un uomo che ha fatto imprese straordinarie, come quella che segna la fine della sua carriera, la prima salita invernale in solitaria sul Cervino. Uno scrittore autodidatta i cui libri hanno segnato non solo la letteratura alpinistica, ma la letteratura in generale, penso a opere come Le mie montagne e I giorni grandi, che sono dei classici".
Brecchi ricorda poi un episodio che lo colpì molto, quando, giornalista de il settimanale Il Sabato, si trovava nella stessa tipografia dove stavano stampando un libro di Bonatti che conteneva le sue dichiarazioni sull'episodio del K2. Un autentico scoop, lo definisce. Per correttezza, chiama Bonatti al telefono e gli dice quello che ha letto. Bonatti risponde che può fare come vuole, ma preferirebbe che non scrivesse nulla fino a quando il libro non venisse pubblicato. Così farà, e Bonatti lo chiamerà per dirgli che nessun altro giornale avrebbe fatto lo stesso di quanto fece Il Sabato in quell'occasione. Da lì nasce una amicizia personale in cui Berchi si spinge a chiedere risvolti anche intimi: "Una volta gli chiesi se era credente, la classica domanda che si fa agli alpinisti, se quando era solo in parete pregasse. Lui disse di no e magari a volte era anche irriverente quando definiva la preghiera una superstizione. Ma era evidente  che per quello che aveva vissuto avesse una coscienza del limite dell'uomo e del mistero dell'uomo di fronte alla realtà. Quello che a me colpiva di Bonatti era questa serietà con la propria umanità e con quello che della propria umanità viene fuori in situazioni più estreme". Come avrebbe detto in una intervista di pochi anni fa: "Ho scoperto che l'uomo è pieno di sorprese, e anche di contraddizioni. Ci ho molto pensato. Ma in realtà il mio viaggio non è mai finito. Non esiste un termine. Al fondo di tutto c'è l'universo, l'immensità. Chissà fin dove può arrivare... A volte mi è sembrato davvero di essere riuscito a dare uno sguardo al di là della dimensione in cui siamo calati. Certo, è difficile da spiegare. Ma in fondo è bene che un po' di mistero rimanga: guai a distruggerlo, rovineremo il senso della vita. E poi il mistero era e rimane un invito alla scoperta".



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14/09/2011 - Walter ed Andrea: due grandissimi di nuovo insieme (Giuseppe Crippa)

Dopo 50 anni Walter Bonatti (che da non credente non crederà ai suoi occhi) ha oggi avuto modo di rincontrare l'amico e compagno di mitiche scalate alpine Andrea Oggioni. Si erano divisi nella notte del 16 luglio 1961 quando Oggioni e tre francesi furono stroncati dal freddo e dallo sfinimento prima di poter essere soccorsi. Ora finalmente i due potranno ricominciare a scalare insieme tra le stelle, sotto gli occhi compiaciuti del buon Dio.