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BONATTI/ Kurt Diemberger: il mio incontro con Walter, nella tempesta

Pubblicazione:giovedì 15 settembre 2011

Walter Bonatti (Immagine d'archivio) Walter Bonatti (Immagine d'archivio)

Kurt Diemberger, classe 1932, è quasi coetaneo di Walter Bonatti, che si è spento martedì sera a 81 anni. In questa intervista il grande alpinista austriaco, primo salitore di due ottomila, il Broad Peak, nel 1957, e del Dhaulagiri, nel 1960, ricorda Bonatti. È toccato a noi dargli la notizia questa mattina (ieri, ndr), quando lo abbiamo chiamato al telefono, per raccogliere, dalla voce di uno degli ultimi «grandi» rimasti, il ricordo di uno dei maggiori alpinisti di ogni tempo. «È morto Walter...?». Trasale, sorpreso, Diemberger. Una pausa di silenzio. Per raccogliere le idee, andare col pensiero a quell’uomo simbolo di un’epoca, forse dell’«alpinismo» con la a maiuscola, sia per intere generazioni di appassionati, sia per tutto coloro che lo hanno conosciuto negli anni in cui le grandi imprese di montagna, non ancora retrocesse a semplici, se pur grandi salite, finivano ancora nelle cronache nazionali. Oggi non è più così. Di quegli anni, ormai, Walter Bonatti scriveva nei suoi libri, fissando nella sua prosa suggestiva, tutta fatta di cose viste, il fascino di esperienze che oggi, in un mondo «postmoderno» di cui già si decreta la fine, vanno perdendo il loro significato. Il suo, dice Diemberger in italiano, ma cercando le parole in tedesco, era «un viso - come dire, offen, sì. Aperto, sincero».

Che ricordo ha Kurt Diemberger di Walter Bonatti?

Ricordo di averlo visto per la prima volta a una conferenza, a Varese, negli anni 50. Avevo sentito parlare di lui, mi colpì la sua precisione, la tranquillità del suo spirito. Mi ricordo ancora il titolo della serata, dedicata a «Le 17 vie della Brenva» (un settore del versante orientale del Monte Bianco, con itinerari di roccia e ghiaccio alti più di mille metri, ndr). Le aveva ripetute, quasi tutte insieme a Cosimo Zappelli, e ne spiegò ogni dettaglio. Ebbi subito l’impressione di lui come di un uomo di grandissima (Diemberger indugia, cerca le parole in tedesco, ndr) grinta, di... - come posso dire - di «spinta». Sì, rimasi colpito dalla sua energia, dalla sua spinta.

…un uomo di grandissima tempra?

Sì, forse in italiano è più corretto. Sempre pronto ad aiutare. Ricordo che nel 1963 in compagnia di altri alpinisti, tra cui mia moglie Tona, rimanemmo bloccati sulla cresta sud dell’Aiguille Noire. Capitammo dentro una serie di temporali, violentissimi a quella quota, che ci fecero penare per cinque giorni. Eravamo in discesa, ma ci sarebbe voluto ancora un tempo interminabile. Fu allora che dalle nebbie apparve Bonatti, insieme a Zappelli e Giorgio Bertone.

Erano venuti a prendervi?


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