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Cronaca

BERLUSCONI/ Non si presenterà ai Pm di Napoli come testimone

Berlusconi non andrà dai Pm di Napoli. Per bocca del suo legale Piero Longo, ha fatto sapere che non si recherà presso la Procura partenopea nelle vesti di testimone e parte lesa

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Berlusconi non andrà dai Pm di Napoli. Altro che ultimatum. Per bocca di uno dei suoi legali, Piero Longo, ha fatto sapere che non ha alcuna intenzione di recarsi presso la Procura partenopea nelle vesti di testimone e parte lesa. Benché gli fosse stato fatto presente che, se non si fosse recato di sua spontanea volontà, lo avrebbero costretto con la forza, con l’accompagnamento coatto.

Secondo i magistrati avrebbe dovuto comparire in Procura scegliendo una data tra un ventaglio messo a disposizione – ovvero un giorno qualsiasi, ma solo fino a domenica - per testimoniare in merito alla vicenda che vede coinvolto Giampaolo Tarantini in un presunto giro di escort procurate al premier. Il premier e i suo legali sono convinti che la memoria presentata sia più che sufficiente.

Nel documento, come aveva promesso – a quanto si evince da alcune intercettazioni -, il premier scagionerebbe gli indagati Gianpaolo Tarantini, la moglie Angela Devenuto e il direttore dell’Avanti Valter Lavitola, spiegando di non essere mai stato ricattato ma di aver semplicemente corrisposto delle ingenti somme di denaro a delle persone che si trovavano in enormi difficoltà finanziarie, famiglie passate dall’agio alla miseria. Berlusconi avrebbe sottolineato: anche per colpa dei giudici. Nel memoriale Berlusconi avrebbe fatto presente come Tarantini, dopo l’arresto gli avrebbe scritto lettere «accorate» in cui si lamentava del trattamento che i media gli avevano riservato, e  scusandosi per i disagi arrecati – sottolineava la sua completa estraneità ai fatti.

Il capo dell’esecutivo avrebbe aggiunto che anche lo stesso Lavitola gli testimoniò la difficilissima situazione di Tarantini, e gli avrebbe espresso preoccupazione per l’ipotesi che mettesse in atto azioni autolesioniste.

L’avvocato Niccolò Ghedini, dal canto suo, nella lettura d’istanza, ha fatto presente che i magistrati devono accontentarsi del documento presentato, dal momento che il presidente del Consiglio non è tenuto a dover presenziare in quanto testimone, in un processo legato ad un altro in cui è imputato come indagato (il caso Ruby).