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IL CASO/ Mamma di due gemelle a 57 anni. Ma quanto si è disposti a rischiare per avere un figlio?

Pubblicazione:lunedì 19 settembre 2011 - Ultimo aggiornamento:lunedì 19 settembre 2011, 22.01

Silvana con il marito e il primario dell'ospedale (Foto Ansa) Silvana con il marito e il primario dell'ospedale (Foto Ansa)

Come già detto, quella di Silvana è stata una gravidanza difficile, dove giorno dopo giorno si presentavano nuovi problemi che mettevano in seria difficoltà la stessa vita delle due gemelline. Chiediamo quindi a Paola Liberace quanto sia poi consigliabile intraprendere un cammino così pieno di insidie: «Augurerei a tutte le donne di diventare mamme, ma non so se consiglierei a tutte di esserlo ad ogni costo, perché ci sono molte gravidanze che, pur di ottenerle, vengono portate avanti con grandi rischi, sia per la madre che per i bambini. Non dico questo perché non comprenda la gioia profonda che si cela dietro questi tentativi quasi disperati, ma perché credo che ci sia un limite di fronte al quale è opportuno fermarsi, cioè quello dell’integrità e salute fisica della donna e dei bambini. Credo inoltre che ci siano molti modi per una donna per essere madre e per portare il suo contributo, anche fuori dalla sua famiglia. La maternità è senza dubbio il più bello di questi modi, ma anche dove le porte, per una ragione o per un’altra, sono chiuse, ce ne sono altre da esplorare». Inoltre viene spontaneo al rischio educativo, e al fatto che quando le due gemelline avranno per esempio 23 anni, Silvana ne avrà 80: «Per il nostro modo di ragionare il rischio educativo resta comunque in secondo piano, perché ci troviamo in una società che si preoccupa solamente delle condizioni fisiche della donna e delle bambine, ma che delega ad altri l’allevamento e l’educazione dei figli, per esempio a scuole di ogni livello a partire dagli asili nido, oppure a vari professionisti retribuiti per questo scopo, come tate o babysitter. Non ci si preoccupa della sorte che avranno i bambini, perché diamo per scontato che chi genera un figlio debba avvalersi dell’aiuto di terzi per allevarlo, e trovo che questo sia un fatto ancora più preoccupante».       

 

(Claudio Perlini)                                                                                                                                                                                     

 



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