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J'ACCUSE/ Campiglio: i tagli dell'Ue agli aiuti alimentari affamano anche l'Italia

Pubblicazione:lunedì 19 settembre 2011 - Ultimo aggiornamento:lunedì 19 settembre 2011, 10.12

Un campo di grano maturo Un campo di grano maturo

Il professor Luigi Campiglio, docente di Poltica economica all'Università Cattolica di Milano, commenta amaramente quello che sta accadendo in Europa sui tagli al Pead, il Programma europeo d'aiuto agli indigenti, che è nato nel 1986 grazie al presidente della Commissione europea Jacques Delors. Tra i meandri complicati delle istituzioni, tra i rapporti sempre problematici del membri dell'Unione, e all'ombra di una grottesca impalcatura burocratica, quest'anno, in nuova piena crisi economica, una sentenza della Corte di Giustizia Europea potrebbe azzerare l'intervento straordinario fatto nel 2008 dal presidente Josè Manuel Barroso, che aveva portato straordinariamente a 500 milioni l'aiuto del Pead, e, su istanza della Germania e della Svezia, ha deciso che l'intervento era temporaneo, quindi da riportare alla normalità. Risultato il bilancio si limiterà a 113 milioni di euro, di fronte a una stima di 18 milioni di poveri in Europa.
Spiega Campiglio: “Questi non fanno altro che darsi la zappa sui piedi. E danno l'impressione di non riuscire a comprendere quali emergenze ci siano attualmente in diverse aree del mondo compresa l'Europa proprio in campo alimentare”.

 

Perché, in quale momento viviamo da questo punto di vista ?

Stiamo assistendo a una autentica catastrofe alimentare in Africa e ci sono problemi non secondari sia in America che in Europa. I problemi sono diversi in questo settore, Ci sono stati raccolti non buoni in Russia e in Ucraina, tradizionali granai europei. C'è stato un problema di siccità. In questo momento c'è uno squilibrio tra domanda e offerta. Le risorse agricole sono in linea di principio sufficienti per sfamare le bocche. Poi esiste un problema più complesso di distribuzione. Tra le altre cose, in un periodo di complessa situazione economica e finanziaria come quella in cui viviamo, ci sono pure state speculazioni sulle materie prime e quindi anche sui cereali. Insomma il quadro generale non è affatto semplice e lo conosce bene la Fao. Ci vorrebbe un governo mondiale, che non c'è. Ma potrebbe esserci per lo meno una collaborazione tra Stati in grandi aree.

 

Il problema alimentare riguarda solo gli indigenti? Quelli che sono catalogati tra i poveri?

Non è così. Posso parlarle di dati relativi a una popolazione a rischio povertà. Nella stessa grande area europea esiste un problema alimentare che riguarda la quantità e spesso la qualità. E, ripeto, è un problema che esiste, che viene sottaciuto e sottovalutato. In Italia ad esempio questo è un caso “robusto”, preoccupante più di quanto dicano i dati statistici.

 

In base a quali considerazioni lei sostiene questo?


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