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LEGGE 40/ L’esperto: così la nostra Costituzione ci salva dall’Europa

Pubblicazione:mercoledì 21 settembre 2011

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In nome di questo valore superiore della privatezza e del rispetto della vita individuale e familiare, che secondo una certa mentalità non si realizzerebbe se non si avesse un figlio. In Italia invece il principio è esattamente il contrario: è il figlio che deve avere tutti i diritti primari, e che quindi deve inserirsi dove possibile in contesti armonici, basti pensare al caso dell’adozione. E comunque la vita nascente non può certo diventare strumento al fine di assecondare un bisogno o un desiderio, perché in questo caso si ribalterebbe il nostro ordinamento costituzionale, che non prevede che le vite umane siano strumentali ai bisogni di altri soggetti.

 

Ma quindi perché fare ricorso alla Corte europea?

 

Per rovesciare un principio democratico della nostra Costituzione, arrivando a dire: “Pur di realizzarsi, la coppia può sopprimere altre vite umane come quelle degli embrioni, che saranno selezionate attraverso la diagnosi preimpianto e scartati qualora risultino malati”.

 

Quale punto della Costituzione afferma invece il contrario?

 

L’articolo 2 della Costituzione, quando si dice che “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”. Questo significa che prima della legge, prima dello Stato, vengono i diritti inviolabili dell’essere umano, che quindi sono diritti intangibili. Laddove invece si ritenesse che alcuni soggetti, poiché sostanzialmente quasi invisibili come gli embrioni, non hanno questa inviolabilità, significa che la legge viene prima della persone. Cioè l’esatto contrario della nostra Costituzione.

 

Ma è legittimo rivolgersi alla Corte europea, come ha fatto la coppia, senza prima passare dai tribunali italiani?

 

Il ricorso presenta anche questo problema. Secondo la normativa europea infatti prima occorre fare ricorso di fronte al giudice naturale e solo nel caso in cui siano negate le ragioni dei ricorrenti, in seconda istanza ci si può rivolgere alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

 

(Pietro Vernizzi)



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