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SCONTRI A LAMPEDUSA/ Blangiardo: i rimpatri, l'unica soluzione all'esasperazione

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I tunisini caricati dalla polizia  I tunisini caricati dalla polizia

Secondo Blangiardo, il nocciolo della questione consiste nell’ormai costante clima di tensione che si è venuto a creare sull’isola. «Abbiamo, da una lato, persone con una drammatica situazione esistenziale, gli immigrati, e dall’altra una popolazione che si è vista caricare, senza poter prender parte alla decisione, di una massa di stranieri enorme che ha scombussolato la loro quotidianità». In un tale scenario, basta un nonnulla per far scoppiare il caos: «è sufficiente – continua - che un immigrato compia qualche gesto inopportuno, come infastidire una ragazza, ed ecco che immediatamente scatta la scintilla».

Anche l’aggressione ai giornalisti (sono stati malmenati due inviati di Sky, alcuni dell’Adnkronos e un cameraman della Rai) va interpretata in quest’ottica: «non credo che ci sia un’ostilità marcata rispetto ai media, per le modalità con cui presentano il fenomeno immigratorio. Penso, piuttosto, che rappresenti un altro dei momenti di esasperazione della popolazione. Che se l’è presa, in quegli istanti, con chiunque capitasse a tiro». Il governo e le istituzioni, dal canto loro, in realtà non si stanno limitando ad assistere inermi: «ci saranno responsabilità oggettive, di certo, legate all’inefficienza dell’apparato statale. 

Tuttavia, il governo sta procedendo effettivamente con i rimpatri. Ma ad un ritmo inferiore rispetto alle aspettative. Il che, dipende da problemi oggettivi di natura procedurale e burocratica. Nonostante gli accordi presi, infatti, rimandare a casa i cittadini di quei Paesi che non hanno diritto allo status di profugo si sta rivelando più complicato del previsto». Non è tutto: la matematica gioca a sfavore degli isolani: «mentre si effettuano i rimpatri, arrivano – condizioni del mare permettendo – nuovi immigrati».  

 Battute a parte, «l’unica vera soluzione  - spiega - consiste nel continuare a procedere con i rimpatri. Non solo per liberare l’isola, ma anche per lanciare un segnale deterrente a quegli Stati dai quali continuano a provenire gli immigrati. E’ necessario far capire loro che i soldi e le risorse investite nel viaggio saranno andate a vuoto, perché una volta giunti in Italia dovranno tornare indietro».

 




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