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SCONTRI A LAMPEDUSA/ Centinaia di tunisini contro le forze dell’ordine (Video)

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Immagine d'archivio  Immagine d'archivio

Lampedusa è allo stremo. Centinaia di tunisini stanno protestando nei pressi di una pompa di benzina. Alcuni migranti, con tre bombole del gas, avrebbero fatto irruzione all’interno del ristorante Delfino Blu minacciando di farle esplodere. Si è reso necessario l’intervento delle forze dell’ordine che in assetto antisommossa hanno caricato i manifestanti. Agli scontri hanno perso parte anche alcuni cittadini dell’isola, che hanno iniziato a tirare sassi contro gli immigrati. Questi, a loro volta, hanno risposto lanciando pietre e suppellettili.

Nella confusione generale sono stati presi di mira anche alcuni giornalisti. L'inviato di SkyTG24 Fulvio Viviano e il suo operatore Davide Di Stefano sono stati aggrediti da alcuni cittadini che hanno urlato loro: «Ve ne dovete andare»; poi, i due sono stati pressati contro una volante della polizia e soccorsi dagli agenti. Marco Sacchi, cameraman della Rai è stato aggredito anch’egli, la sua telecamera gettata a terra, mentre gli inviati dell’Adnkronos sono stati allontanati a forza. Nella notte sono iniziati i trasferimenti degli immigrati mentre ieri è stato dato fuoco al Centro di Prima accoglienza di contrada Imbriacola. Sulla natura dolosa, pare che non ci siano dubbi. Nelle stanze in cui si sono sviluppate le fiamme era stato effettuato un sopraluogo proprio poco prima della deflagrazione. Gli immigrati ancora presenti sull’Isola - dopo che circa 200 tunisini sono stai trasferiti alla base di Sigonella da un C130 dell' Aeronautica militare -, hanno dormito all’addiaccio, nello Stadio comunale. Questi erano circa un migliaio. Un centinaio circa, invece, tra cui un ventina di donne ha trascorso la notte nel centro, ormai inagibile.

I trasferimenti coatti continueranno oggi. Il governo avrebbe deciso, in tal senso, di adottare la linea dura. Intanto, il primo cittadino dell’Isola, Bernardino De Rubeis, ha lanciato un nuovo appello al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e al ministro dell’Interno Roberto Maroni per liberare al più presto Lampedusa. Contestualmente ha chiesto anche al capo dello Stato, Giorgio Napolitano, di «darci una mano, visto che ancora una volta siamo stati abbandonati». Poi, ha aggiunto: «Vorremmo potere essere sempre orgogliosi di dichiararci cittadini italiani ma a questo punto abbiamo bisogno di un segnale da parte dello Stato». Il sindaco ha sottolineato come il trasferimento in massa dei migranti era stato promesso dieci giorni fa mentre si procede ad un ritmo di centro migranti al giorno. Ora che il centro è stato bruciato, inoltre, ha fatto presente che non esiste neanche più un posto per poterli ospitare. «Se hanno deciso che la nostra isola deve diventare un carcere a cielo aperto che lo dicano una buona volta», ha detto esasperato De Rubeis che ha annunciato l’intenzione di modificare l’atteggiamento si qui assunto dall’amministrazione comunale. «Continueremo – ha promesso - ad accogliere solamente profughi ma non più tunisini, che arrivano da noi esclusivamente per motivi economici e non sono casi umanitari». A far da eco all’intenzione manifestata dal sindaco, il capo della Protezione Civile, Franco Gabrielli, che ha fatto presente come in base all’accordo del 6 aprile con la Tunisia, i suoi cittadini non possano ottenere lo status di rifugiati.  



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