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IL CASO/ Quel ddl che farebbe comodo a Berlusconi, ma non ai carcerati

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

La conseguenza sarebbe un notevole prolungamento dei tempi prima di uscire dal carcere grazie a permessi o misure alternative. Rimarrebbe, a dare speranza, come unico beneficio la liberazione anticipata concessa solo in caso di buona condotta.  Non si può dire perciò che viene eliminato del tutto un orizzonte di speranza per il detenuto, ma certamente l'ampiezza di questo orizzonte si riduce. Come sempre, queste norme non saranno però retroattive per chi già ha fatto un percorso di rieducazione tale da poter ottenere dei benefici. Costui non li perderà con l’entrata in vigore di questa legge.

Dal punto di vista della sua esperienza, come valuta allora questo nuovo aspetto che si vuole introdurre?

Per la mia esperienza tendo a vedere con forte preoccupazione i meccanismi giuridici eccessivamente rigidi. Credo che un margine di discrezionalità, naturalmente purché sia ben orientata, è preferibile ad un meccanismo che non lascia margini. Allo stesso tempo nessuno può nascondersi che talvolta la discrezionalità è utilizzata male. Confermo quello che è sempre stato il mio orientamento: cercare il massimo rafforzamento della professionalità del giudice ed in particolare della magistratura di sorveglianza perché l’uso della discrezionalità sia ragionevole e sia dunque accettabile da parte della società.

Fatte tutte queste considerazioni, se entrasse in vigore questa riforma quali sarebbero le prime conseguenze?

Che avremo sicuramente detenzioni più lunghe per gli autori di reati gravissimi. Per fortuna costoro, nel quadro generale dei circa 67mila detenuti nelle carceri italiane. sono poche migliaia. Il problema del sovraffollamento del sistema penitenziario è dato da decine di migliaia di detenuti che scontano reati più leggeri, ma che riempiono il carcere perché ne fanno molti. E spesso ne fanno molti perché non hanno alternative di vita.

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