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CALCIO SCOMMESSE/ Procura di Napoli, indagine su 150 partite anche di serie A

La procura di Napoli ha aperto una nuova inchiesta sul calcio scommesse in cui sarebbero coinvolti clan camorristici. Si indaga su oltre 150 partite anche della serie A

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Torna l'incubo calcio scommesse. A indagare questa volta la procura di Napoli. Sarebbero allo studio ben 150 partite anche della serie A, la maggior parte sarebbe però di serie minori. I sospetti sono incentrati su quelli che sono stati definiti "flussi anomali di scommesse". A indagare il procuratore aggiunto di Napoli Rosario Cantelmo che ha già fatto eseguire dei fermi nei confronti di appartenenti a clan malavitosi del napoletano. Non solo: è coinvolto anche un non precisato Paese straniero, del Sud America verso il quale è stata rivolta una rogatoria: ci sarebbero contatti fra i D'Alessandro-Di Martino e referenti che si trovano in Spagna e appunto Sudamerica.  L'inchiesta vuol anche fare luce sul comportamento che si ritiene anomalo di gruppi di tifosi  che erano in contatto con calciatori di club di serie minori. Spiegano gli inquirenti che alcune persone avrebbero minacciato e fatto pressioni nei confronti di alcuni calciatori, si tratta di esponenti di tifoserie organizzate.  "Si nota che la criminalità organizzata si fa sentire o addirittura le si chiede di intervenire", ha detto il procuratore al proposito. La procura intende adesso sentire dirigenti sportivi di squadre coinvolte nelle partite sospette. Gli inquirenti hanno già sentito nei giorni scorsi l'ex direttore generale del Bologna Stefano Pedrelli a proposito di tre sconfitte in partite relative all'ultimo scorcio del campionato scorso: quella con il Napoli, quella con il Brescia e quella con il Chievo. Il panorama sembra però estendersi in modo inquietante: al vaglio ci sono anche partite che risalgono ai campionati europei 2008 e incontri di basket e pallavolo. Di fatto, i clan camorristici avevano anche aperto una agenzia di scommesse a Rimini oltre a due, una a Pimonte e una a Gragnano nel napoletano. Queste ultime due sono state poste sotto sequestro, quella di Rimini risulta ancora aperta. Per i camorristi questo sistema permetteva di ripulire i soldi sporchi e di trasferire denaro all'estero. La procura di Napoli spiega che le intercettazioni telefoniche hanno permesso di far luce sul fenomeno, definito "un pozzo senza fondo".