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PAPA/ Benedetto insegna alla laica Germania (e a noi) ad amare se stessi

Ieri, per la prima volta nella storia, un pontefice romano ha parlato al Bundestag, il parlamento della repubblica federale tedesca. Ed è stato uno schiaffo per questa Europa. DAVIDE RONDONI

Benedetto XVI (Imagoeconomica) Benedetto XVI (Imagoeconomica)

Con la sua gentilezza ha ferito, ha inciso ancora. Senza suonare fanfare si è inoltrato nel folto del bosco. Con la sua mitezza ha spinto chiunque non si ripari dietro a pregiudizi banali a pensare. Nell’epoca della crisi e di toni accesi, il piano parlare di papa Ratzinger tocca i veri nervi scoperti. Mentre molti sono i segni di malora, di smarrimento e di vera e propria disperanza, il sorriso semplice di Benedetto si fa largo fino a mettere in questione due o tre capisaldi del pensiero dominatore. Verrebbe da dire che dal cuore d’Europa, dalla Germania, proprio nel momento in cui infuria una crisi economica e politica che investe la stessa sopravvivenza dell’Unione europea come architettata fin qui, arriva un segno importante. Arrivano parole che non lasciano tranquillo nessuno.

Sedendosi e parlando al Bundestag, il parlamento federale tedesco che mai aveva ospitato un papa, Benedetto ha ribadito in modo non solo simbolico uno degli elementi di centrale rilevanza della sua elezione: il nesso tra grande cultura tedesca e Roma è l’asse principale su cui edificare l’Europa. Gli eredi della grande tradizione filosofica, musicale, filologica, industriosa tedesca e quelli della calda, esplosiva, vivacissima e caritativa romanità cattolica sono chiamati a ricostruire sulle ceneri della esausta Europa dei Lumi e dei bancomat. La linfa che può venire da una ripresa di un’asse teutonico-cattolico di cultura ardente, aperta, profonda, fiorita, verticale, contro l’autismo post-post-moderno.

Sì, in sintesi mi pare che il Papa stia cercando di scuotere l’Europa da una specie di autismo a cui è arrivata per la pretesa di una cultura dominante di auto-fondare e auto-determinare il fenomeno umano. Dunque il Papa in questa occasione ha centrato i problemi di fondo: da un lato la riduzione positivista della ragione, che conduce all’esclusione di Dio e alla sottovalutazione di gran parte della cultura e del fenomeno umano, e dall’altro la pretesa della politica e del diritto di autofondarsi. Con coraggio e anche un filo di ironia il Papa si è soffermato - nel paese che ne è stato culla politica - su una idea di ecologia che riprenda un corretto rapporto dell’uomo con la natura e con la propria natura. C’è una evidenza, ha detto il Papa, che un pensiero positivista elude: l’uomo non si crea da solo. Occorre obbedire alla natura, al suo linguaggio.


COMMENTI
24/09/2011 - Grazie Davide (EMIDIO MASSI)

L'autostima dell'uomo è la sete religiosa naturale. L'autostima del cattolico è la fede incarnata dal Papa.