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Cronaca

PAPA/ Augusto Barbera: ci insegna che c'è una ragione più grande della libertà

Benedetto XVI (Ansa)Benedetto XVI (Ansa)

Anche questo è un punto che ritengo molto importante. Nella posizione di Ratzinger, il diritto naturale diventa un complesso di principi che ispirano le leggi giuste, e non invece delle regole in grado di controllare tutti i singoli aspetti della vita. In Benedetto XVI il rispetto della vita, il valore della proprietà, il modo con cui si trattano i lavoratori non dipendono da una precettistica, ma da una ragione comune a tutti gli uomini e che in quanto tale è accessibile a ciascuno. Il Papa sottolinea così che il diritto naturale presuppone che natura e ragione si compenetrino tra di loro, in quanto la natura stessa è razionale. C’è un punto del suo dialogo con Habermas, in cui Benedetto XVI si spinge ancora più avanti arrivando a sostenere che un’evoluzione dell’umanità porta anche il diritto naturale a evolversi.

Sempre Ratzinger, afferma che “dove vige il dominio esclusivo della ragione positivista le fonti classiche di conoscenza dell’ethos e del diritto sono messe fuori gioco”. Condivide questa critica?

Il Papa qui vuole affermare che al di sopra di ogni legge deve esserci il diritto. E questa distinzione implica una critica al positivismo classico, che invece considera la legge come la fonte suprema del diritto.

E qual è la differenza tra legge e diritto?

Il diritto è radicato nella ragione umana e nel sentimento profondo dei popoli. La legge al contrario può essere il frutto di una maggioranza che sbaglia. Questa affermazione non toglie valore alle conquiste della democrazia, ma sottolinea che esiste pur sempre un livello più radicato rispetto alle leggi che sono espressione della maggioranza.

Il Papa definisce la libertà come la conseguenza del fatto che l’uomo non si è creato da sé. Che cosa ne pensa di questa formulazione?