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TORINO/ Si suicida ma intorno continuano a bere il caffé. Meluzzi: è la negazione della pietas

Pubblicazione:lunedì 26 settembre 2011 - Ultimo aggiornamento:lunedì 26 settembre 2011, 18.57

Immagine d'archivio Immagine d'archivio

Chiediamo al professor Meluzzi di spiegare meglio questo passaggio: "Se vengono meno la pietas e quindi il mistero, la reazione è di dare spazio alle naturali convenienze: rinunciare agli incassi? Perché dichiarare una emergenza quando è una cosa qualsiasi? Alla fine un po' di scandalo un episodio come questo lo suscita ancora e quindi è bene che se ne parli". La proprietaria del locale ha detto che il suicidio è stato come un malore qualsiasi, nulla di particolarmente speciale per interrompere l'attività: "Qualunque tipo di morte è passaggio da una sfera a un'altra e tutto questo dovrebbe suscitare un momento di silenzio. Invece diventa rimozione di un ingombro, quasi il cadavere fosse un rifiuto speciale. Siccome i corpi umani non sono rifiuti il rischio è che questa dissacrazione non rispetti più non solo la morte, ma anche la vita. Di questa mancanza di rispetto nei confronti della vita vediamo segni ovunque: l'umano è troppo umano e se perde il senso del divino perde anche quello dell'umano".
L'ultima domanda che viene da porsi è perché quella signora abbia scelto un luogo pubblico assai frequentato per compiere il suo gesto estremo: "Bisognerebbe conoscere la sua storia, però viene da dire che forse era preoccupata che il suo cadavere non venisse trovato. E' come se avesse avuto un mimino atto di pietà verso se stessa. Questo ci dà la sensazione di una desolante solitudine e anche una richiesta di aiuto post mortem: come chiedere di essere soccorsi dopo la morte".



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