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IL CASO/ La bambina di Oderzo e quella legge che fa del controllore un "mostro"

Pubblicazione:giovedì 29 settembre 2011 - Ultimo aggiornamento:giovedì 29 settembre 2011, 9.00

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

L’altro giorno ho innescato una discussione ardua con due quindicenni, che dissertavano sull’ingiusto prezzo dei biglietti dell’autobus, sempre stracolmi, scassati, maleodoranti, concludendo, ovviamente, con la stupidità di pagarli. E via a spiegare che i sevizi pubblici, cioè di tutti, se non sono finanziati da tutti diventano servizi inefficienti, la necessità di mettere insieme doveri e diritti, perché la negazione degli uni porta alla perdita degli altri, ecc. A corto di adeguate motivazioni, hanno optato per la risposta più istintiva: “Tanto non ci sono mai i controllori!”. Esatto, e se ci sono, tra la folla fai tempo ad accorgertene e a scendere alla prima fermata.

Non sempre è così, ho reagito con la paura, paventando i cento euro che papà e mamma non sarebbero stati lieti di pagare. C’è di peggio, soprattutto se non sei uno scafato adolescente, e non ti muovi in una grande città. È il caso di una bambina di Oderzo, dieci anni, fatta scendere dal controllore perché le mancavano trenta centesimi al pagamento del biglietto. Beccata in fallo, via, a piedi. Peccato che la fermata prima fosse in un paese prima, e a dieci anni, senza che i genitori lo sappiano, nessun adulto dovrebbe lasciare lontano da casa una bimba sola.

Il fatto ha suscitato indignazione, polemiche, solidarietà alla famiglia, e abbiamo il dubbio che siano poco spontanee, che non siano mosse dall’avversione per l’appalto ai trasporti e all’amministrazione locali. Ma è interessante che si riproponga, in piccolo (in fondo è ancora estate, le tenebre calano tardi, e la piccola non correva pericolo di brutti incontri: certo, se una macchina avesse sbandato mentre percorreva i bordi della statale…), l’eterno dissidio tra l’osservanza della legge e la sequela del cuore, che va sempre insieme con la ragione, che magistralmente dovremmo aver discusso e ammirato nell’Antigone.

L’obbedienza alle leggi può cancellare, obliare la pietà, la sensibilità, il perdono della colpa? In fondo è il tema che sottende a tutte le doverose proteste contro i paesi che accettano la pena di morte, cioè a regola dell’occhio per occhio, dente per dente. È il caso di certi solerti riscossori delle Entrate statali, pronti a sfrattare famiglie e pensionati in esagerato ritardo coi pagamenti. È il caso di chi commina il carcere, per reati di poco conto, e condanna il reo a convivere con criminali, e a trovare nel carcere la strada per perdersi.


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COMMENTI
29/09/2011 - Errare è umano, perdonare divino (claudia mazzola)

Forse il controllore si è comportato così perchè mai nessuno ha avuto uno sguardo di tenerezza verso di lui. Non ci sono mostri, ma solo persone bisognose di tutto.