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BANCO ALIMENTARE/ Lucchini: La povertà delle famiglie, sfida alla nostra civiltà

Gli italiani risparmiano sulla spesa Gli italiani risparmiano sulla spesa

Il cambiamento delle abitudini alimentari è già avvenuto da anni. Dai dati emerge che le persone cercano il prezzo più basso per lo stesso prodotto, piuttosto che a cambiare la scelta dei prodotti. E questa è una scelta di economia familiare. Il reddito è praticamente rimasto uguale quando le cose vanno bene, mentre è diminuito nei casi in cui c’è stata la perdita del posto di lavoro da parte di uno dei due coniugi, o i due coniugi si sono separati. Mentre il costo della vita è cresciuto, anche se meno per gli alimentari che per altri generi di consumo. E’ un dato che preoccupa, perché probabilmente una famiglia preferisce mangiare meno piuttosto che rinunciare a ricaricare il cellulare. La domanda che ci si deve porre quindi è la seguente: oltre che più poveri siamo anche meno capaci di affrontare momenti nei quali occorre badare all’essenziale? Quest’ultima del resto è la povertà più pericolosa, non saper discernere.

Quali sono le cause del progressivo impoverimento delle famiglie italiane?

E’ facile identificarne l’origine nella crisi che ha colpito il mondo intero dal 2008, ma questo non basta a spiegare a fondo il significato di quanto è avvenuto. La malattia che ha portato alla crisi è la folle cultura della rendita. Non è solo nella testa dei finanzieri o dei politici, ma ormai spesso è entrata nel pensiero di operai e impiegati. La prima preoccupazione è ottenere il massimo delle garanzie per sé, senza tenere conto del fatto che invece oggi sarebbe meglio saper rinunciare a qualcosa per favorire, ad esempio, le prospettive per i giovani di lavorare e investire nel futuro.
Il fatto che poi i giovani non si sposino e non facciano figli è il segnale del fatto che si tende a pensare al presente, a godere della rendita ottenuta magari grazie al sudore di altre persone, senza sentire la necessità di fare qualcosa per il futuro perché non c’è nulla che sproni a farlo. Non ditemi che oggi i giovani non si sposano per motivi economici, perche solo 50 anni fa ci si sposava anche se si era molto più poveri di adesso e la natalità era più alta.
Certo, ci sia accontentava del necessario e l’impegno del mantenere una famiglia stimolava i coniugi ad aumentare la loro capacità di trovare nuove fonti di guadagno o di evitare le spese inutili, scegliendo di risparmiare. Così abbiamo costruito un Paese che da Terzo mondo è diventata una delle potenze economiche mondiali. Se il “carpe diem” diventa il fine della vita è anche la fine di una civiltà. Questo è il fattore originale che ha portato a questa crisi economica e a un ulteriore impoverimento delle fasce più deboli.

 

Ritiene che queste statistiche documentino l’importanza di non bloccare gli aiuti dell’Unione europea al Pead?