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MELANIA REA/ La figlia Vittoria, come farle comprendere il suo dramma?

Foto (Ansa) Foto (Ansa)

LO PSICOLOGO - Sulla vicenda è intervenuta ieri Anna Oliverio Ferraris, docente di psicologia dell’età evolutiva dell’università Sapienza di Roma, che ha spiegato attraverso l’agenzia stampa Adnkronos che oggi la bambina è in qualche modo protetta dalla sua età, è troppo piccola e la ferita per la perdita può facilmente rimarginarsi, soprattutto grazie ai nonni Gennaro e Vittoria e lo zio Michele. I bambini, commenta la Oliverio Ferraris, “hanno risorse incredibili. Esprimono il loro disagio psicologico attraverso il fisico. Se quindi la bimba è serena, gioca, mangia, vuol dire che le persone che le sono intorno sono riuscite a farle evitare il trauma”. I problemi cominceranno però quando Vittoria sarà più grande, e quando comincerà a fare domande a cui, spiega l’esperta, bisognerà dare risposte in modo adeguato. A quel punto si potranno utilizzare anche le fiabe e i cartoni che aiutano a capire concettualmente. Oggi, francamente, non credo che possa essere molto utile. In questo momento lei non ha un problema di tipo cognitivo. Dice ancora la psicologa: "Non ha bisogno di spiegazioni. Quello che le serve è il contatto fisico con le persone, in grado di tranquillizzarla e garantirle i ritmi giornalieri. Il problema che si porrà allora, però sarà più di ordine cognitivo che non emotivo. Potrà forse identificare, nel caso se ne dimostrasse la colpevolezza, il padre con l'orco cattivo. Ma a quel tempo le sue figure di riferimento saranno saldamente i nonni o chi l'ha cresciuta”.