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Cronaca

IL CASO/ Morresi: 150 fratelli e non conoscerli, ecco perché l'eterologa è contro l'uomo

ASSUNTINA MORRESI commenta il caso del bambino nato da fecondazione eterologa con 150 fratellastri, spigando cosa vuol dire realmente ricorrere ad una pratica del genere

Foto AnsaFoto Ansa

Cynthia Daily (Usa), dopo aver concepito sette anni fa un figlio grazie alla fecondazione eterologa, decise di rintracciare i fratelli del pargolo e istituì una sorta di anagrafe “familiare” on line. Al suo bambino - pensava - avrebbe fatto piacere conoscere i suoi fratellastri; avrebbe, così, fatto parte di una moderna famiglia allargata. Non così allargata, però. Scoprì, infatti, che aveva 150 fratelli. Tutti originati dal seme di un unico donatore. Un imprevisto? Per niente. «Fin da quando, 33 anni fa, nacque la prima bambina in provetta, Luise Brown, si conoscevano perfettamente tutti i rischi ai quali si andava incontro. Tra i quali l’aver un numero immane di parenti biologici non è neanche il maggiore», spiega a ilSussidiario.net Assuntina Morresi, membro del Comitato nazionale di bioetica. Tra i rischi che la comunità scientifica ha individuato, quello di diffondere tra la popolazione malattie genetiche rare. Il fatto, poi, che un po’ ovunque stiano nascendo in rete gruppi del genere, è segno che l’eterologa ha profondi riflessi su piano esistenziale.

«Per stabilire la propria identità - dice Morresi - non è sufficiente guardarsi allo specchio. Ce ne accorgiamo nei casi di adozione o affidamento, in cui i bambini sono sempre alla ricerca delle loro radici. Il che non significa certo un rifiuto della famiglia in cui si sono trovati. Ma sapere da dove si viene è una insopprimibile necessità della persona». Lo dimostrano i fatti: «Inizialmente – continua Morresi -, in tutti i paesi, chi cedeva i gameti non era rintracciabile. Il che ha scatenato una serie di cause legali vinte da chi voleva conoscere la propria identità. Per cui, a partire dalla Svezia, in molte Nazioni è stato posto il divieto di anonimato. Del resto, aver cognizione del fatto che camminando per strada ci si possa imbattere nel proprio padre biologico o nei propri fratelli senza saperlo è abbastanza inquietante». Per una persona nata mediante l’eterologa, conoscere la propria identità è la medesima urgenza di chiunque altro. Ma vi è, rispetto all’adozione, una distinzione fondamentale.