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KATE OMOREGBE/ Concesso l’asilo. La nigeriana condannata per droga resta in Italia

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Kate Omoregbe ha ottenuto l’asilo politico. Si tratta della nigeriana che aveva chiesto di poter restare in Italia dopo aver scontato una condanna di 4 anni per droga. Se fosse tornata nel suo Paese, infatti, avrebbe rischiato una condanna a morte per lapidazioni. La donna, in patria, si era convertita dall’islam al cattolicesimo e si era rifiutata di sposare un uomo molto più anziano di lei, come pretendevano i suoi genitori. Fuggita in Italia, per anni aveva lavorato come badante, in Toscana, con un regolare permesso di soggiorno. Aveva continuato a lavorare finché in casa sua, dove viveva con 4 ragazza, non era stata trovata dalla marijuana. Lei si è sempre proclamata innocente. Dopo aver scontato la pena nel carcere di Castrovillari, avrebbe dovuto ossequiare un decreto di espatrio. Dato il concretissimo pericolo per la sua vita, in molti si erano mobilitati perché le fosse concesso l’asilo. Tra questi, il quotidiano Avvenire, i ministri Frattini, Carfagna e Maroni. La ragazza era stata scarcerata alcuni giorni fa. Aveva trovato ad accoglierla fuori dal carcere il leader del movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, che da settimane aveva lanciato una campagna di raccolta firme in suo favore per presentare una petizione al capo dello Stato, Giorgio Napolitano.Il presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, le aveva concesso ospitalità, mentre la donna aveva espresso il desiderio di rimanere in Italia e di laurearsi. «Tornare in Nigeria, infatti, per me significherebbe la morte certa», aveva dichiarato. Perché il suo desiderio fosse realizzato, si era mobilitata anche la rete. Care2, sito esperto di petizioni, aveva lanciato anch’esso una raccolta firma da presentare al presidente della Repubblica. L’annuncio della concessione dell’asilo è stata data oggi, dopo che è uscita dal Cie (centro di identificazione ed espulsione) di Ponte Galeri. A renderlo noto, il Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni. Secondo il quale, tuttavia, la felice conclusione della vicenda, non deve far dimenticare una grava problema che affligge il sistema carcerario e penale,  per quanto riguarda la tutela dei detenuti stranieri.

 



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