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PROCESSO LUNGO/ Il Csm lo boccia: effetti dirompenti sulla Giustizia

Pubblicazione:mercoledì 7 settembre 2011

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Il Consiglio superiore della magistrature si scaglia contro il cosiddetto “processo lungo”. La norma, votata a luglio alla Camera, dovrebbe accingersi a giorni a tornare in Senato per l’esame finale. Originalmente prevedeva semplicemente che non fosse applicabile ai reati punibili con l’ergastolo il giudizio abbreviato. Alcuni emendamenti hanno introdotto, in seguito, la possibilità, per la difesa, «di interrogare o fare interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico» e di ottenere prove in favore dell’assistito e testimonianze nelle stesse condizioni dell’accusa. Il giudice deve provvedere «senza ritardo con ordinanza». Salvo, poi, che per reati di mafia o terrorismo non possono essere più considerate valide le prove di sentenze passate in giudicato di altri processi. Ebbene: secondo il Csm la norma avrà sulla Giustizia italiana un effetto «dirompente»; si tratta, anzitutto, di un trucco per consentire agli impuntati di allungare a dismisura qualunque processo. Andrebbe contro l’articolo 111 della Costituzione che prevede la ragionevole durata dei processi a causa della possibilità, per la difesa, di «portare in aula un numero illimitato di testimoni, cancellando il potere del giudice di escludere le prove superflue». Consentirebbe, poi, di fatto, alle parti di gestire la dinamica processuale, sottraendo al giudice le sue prerogative. Questo, in particolare, si verificherebbe perché «la mancanza di un preventivo vaglio sulla rilevanza e superfluità delle prove richieste dalle parti potrebbe determinare effetti paradossali, le cui conseguenze si rivelerebbero assai negativamente sui già dilatati tempi dell'accertamento processuale nei vari gradi di giudizio». Secondo Ernesto Lupo, primo presidente della Corte di Cassazione, il provvedimento farà sì che venga riconosciuto il diritto alla prescrizione per qualunque imputato dotato di una valida difesa. Si tratta, secondo lui, in sostanza, della «morte del processo penale», un atto paragonabile all’introduzione delle leggi razziali di fronte alle quali, anche in quale caso, «non ci fu una reazione adeguata». 


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