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J’ACCUSE/ Quel "desiderio" di aborto mascherato dietro un esame

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

La possiamo paragonare al coltello che una persona usa per tagliare il pane e un’altra per scopi meno buoni, ma sempre coltello - dunque né cattivo, né buono - resta? Oppure sarebbe meglio paragonarla a una torta enorme che mettiamo in tavola invece del pranzo normale a una banda di bambini di due anni? Certo, nessuno li obbliga a mangiare troppo; e magari a molti la mamma avrà detto di stare attento e non esagerare; ma a quanti viene poi il mal di pancia?

Già, perché è vero che gli “strumenti” sono neutri, ma se vengono usati in un momento di fragilità non lo sono più. E quanto è fragile il periodo della gravidanza… e quanto è fragile l’uomo della società post-moderna, tutto infervorato nel culto della perfezione fisica e nella fobia delle malattie. E si noti che ho volutamente usato un esempio “soft”, per non irritare nessuno, ma le conseguenze finali che abbiamo illustrato all’inizio dell’articolo sono ben diverse da un mal di pancia.

Non pensate che, soprattutto chi dà consigli morali e si occupa di etica, magari preoccupato per il numero di aborti, ma purtroppo poco dal clima culturale che precede e circonda gli aborti stessi (dunque in deficit di capacità educativa), dovrebbe riflettere?

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