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IL CASO/ 1. Cosentino e Occhipinti, quella voglia di manette che lava la coscienza

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Nicola Cosentino (Infophoto)  Nicola Cosentino (Infophoto)

Non conosco Nicola Cosentino, non conosco chiaramente le accuse che gli sono mosse, le ragioni sue e della sua difesa. Come la maggiorparte degli italiani, presumo. Sento e leggo per ogni dove soddisfazione per il suo probabile arresto, tra lo sdegno per il ritardo e il “finalmente” che somiglia tanto a un bel “tiè!” vendicativo. Curioso che un uomo possa essere ritenuto perseguitato o meno dalla giustizia a distanza di qualche mese, e a seconda delle maggioranze governative in carica. A seconda degli umori della Lega. Non pare un assassino capace di nuocere ai cittadini. Il carcere che lo attende è Poggioreale, non un luogo di rieducazione. Almeno questo diciamolo, non crediamo più alle favole. E ricordiamo che sarà trattenuto, che eufemismo, in custodia cautelare, prima di una sentenza. Come  Alfonso Papa, avete presente? In sei mesi, la metà di se stesso, e un uomo provato, schiacciato, prima di essere considerato colpevole: abbiamo il coraggio di guardare in faccia le sue foto, oggi?
 C’è poi quell’intervento coraggioso di Maurizio Turco, onorevole radicale del PD, che ha letto le carte, e contro le regole di partito, per fortuna, ha dichiarato che se c’è un caso acclarato di fumus persecutionis, è il caso di Cosentino, accusato “di condotte che non hanno alcun rilievo penale”. C’ha la faccia da camorrista, insomma. Non so se Turco abbia ragione, ma c’è da pensarci su. E da chiedersi magari perché i cattolici lascino il campo ai radicali nella difesa dei diritti della persona.  Parlo di certi cattolici della politica, che seguono gli schieramenti in campo, e la tenuta del governo, più che i principi ispiratori.
Secondo caso di cronaca di questi giorni: Marino Occhipinti, uno dei killer della Uno Bianca, la banda criminale che terrorizzò l’Emilia Romagna a cavallo degli anni 80-90, esce dal carcere in semilibertà. Quindi non esce. Ma è tutto un coro di che vergogna, datelo a noi, di indignazione contro la giustizia ingiusta. Deve marcire in galera.  



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COMMENTI
12/01/2012 - Articolo di difficile interpretazione (Giuseppe Crippa)

Non ho capito se in questo articolo Monica Mondo chieda all'opinione pubblica coerenza di giudizio nei confronti della magistratura che non deve in un caso (quello dell'on. Cosentino) essere elogiata e nell'altro (quello del signor Occhipinti) criticata o se invece preferisca che l'opinione pubblica giudichi caso per caso l'operato dei magistrati, criticando quello dei magistrati napoletani che chiedono la custodia cautelare per l'on. Cosentino ed elogiando quello dei magistrati bolognesi che accordano la semilibertà al signor Occhipinti. Personalmente non conoscendo (come la Mondo) a fondo le vicende e soprattutto non disponendo (a differenza della Mondo) della qualificatissima consulenza dell'on. Turco preferisco fidarmi dell'operato dei giudici in entrambi i casi.