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TRAGEDIA GIGLIO/ Naufragio del Costa Concordia, salvati due passeggeri, ancora molti dispersi (video)

I soccorittori hanno tratta in salvo tre dispersi del naufragio del Costa Concordia al largo dell'isla del Giglio: due passeggeri coreani e il commissario di bordo

Foto InfoPhoto Foto InfoPhoto

Il naufragio del Costa Concordia: ancora circa una quarantina di persone risultano mancanti all'appello. Nella notte due passeggeri di nazionalità coreana sono stati estratti ancora vivi dalla loro cabina dove erano rimasti chiusi dentro al momento del naufragio. I soccorritori hanno sentito le loro voci dall'interno.  Salvato nelle ultime ore anche il commissario di bordo che era intrappolato nel ponte tre della nave da molte ore riversa su un fianco dopo l'urto con uno scoglio che e ha tranciato lo scafo. L'uomo è stato raggiunto grazie ai rumori che i soccorritori hanno sentito arrivare da una parte dell'imbarcazione sommersa dalle acque. Le ricerche continuano perché mancano adesso all'appello 38 persone. Si spera che esse siano comunque tra i passeggeri scesi a terra, in quanto la confusione di queste ore permette l'identificazione con qualche ritardo: quattro ragazze americane ad esempio che risultavano disperse sono state ritrovate fra quante avevano passato la notte fra venerdì e sabato in una struttura dell'isola del Giglio. Intanto il comandante del transatlantico è stato posto sotto fermo giudiziario: è accusato di omicidio plurimo colposo, naufragio, abbandono della nave. Si tratta di Francesco Schettino che si è sempre difeso dicendo che lo scoglio su cui sono andati a sbattere non era segnalato dalle carte nautiche.  L'uomo rischia anche quindici anni di carcere per aver portato la sua imbarcazione fuori della rotta prevista e inoltre per aver abbandonato la nave senza incaricarsi di seguire fino alla fine le operazioni di soccorso. Per il procuratore capo di Grosseto, era inevitabile che la nave finisse sugli scogli: essa infatti non avrebbe mai dovuto trovarsi così vicino all'isola. Ci sono infatti sospetti che il comandante abbia volutamente portato la nave così vicina all'isola secondo una pratica definita "l'inchino" per permettere ai passeggeri di vedere e salutare gli abitanti a terra, una pratica già eseguita in passato e in cui sembra sia coinvolto anche il sindaco dell'isola del Giglio che l'avrebbe approvata. Tutte supposizioni al momento che dovranno essere confermate. Intanto continua la ricerca dei dispersi in quello che è stato definito un episodio identico all'affondamento del Titanic.