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ADRIANO SOFRI/ L'ex leader di Lotta Continua torna in libertà: pena scontata

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Adriano Sofri, foto Infophoto  Adriano Sofri, foto Infophoto

Adriano Sofri, ex leader di Lotta Continua, condannato per l'omicidio del commissario Calabresi, ha finito di scontare la pena per cui era stato condannato ed  tornato in libertà. E' quanto si apprende oggi dalle agenzie: l'ex politico e giornalista era stato condannato a 22 anni di carcere come mandante dell'assassinio del poliziotto, avvenuto a Milano il 17 maggio 1972. Dal 2007 Sofri godeva degli arresti domiciliari per motivi di salute e dal 2005 aveva già ottenuto di poter svolgere attività lavorativa fuori del carcere. Sofri, che si è sempre dichiarato non colpevole delle accuse a lui rivolte, a differenza di altri coinvolti nel medesimo caso, aveva però accettato di andare in carcere non presentando mai domanda di grazia. La condanna di Sofri quale mandante dell'omicidio venne espressa nel gennaio 1997: insieme a lui condannati altri ex dirigenti di Lotta Continua, Bompressi e Pietrostefani. Ovidio Bompressi, accusato e condannato di essere stato esecutore materiale dell'omicidio, ottenne invece la grazia. Il caso, che è stato uno dei più complessi della storia recente italiana, risale alla uccisione del commissario di polizia Luigi Calabresi, padre dell'attuale direttore del quotidiano La Stampa. Il commissario venne ucciso perché considerato responsabile della morte dell'anarchico Pinelli durante un interrogatorio nella questura di Milano, interrogatorio relativo alla strage nella banca di Piazza Fontana del 1969. Si pensò ai tempi, in ambienti della sinistra estrema, che si fosse voluto eliminare in modo violento una voce pericolosa e antagonista nei confronti dello Stato, cioè l'anarchico Pinelli. In seguito nelle ricostruzioni del fatto si accertò che il commissario Calabresi non era neanche presente nella stanza da cui Pinelli precipitò morendo. Ma il clima assai violento di quel periodo storico creò comunque intorno al Calabresi un atteggiamento di odio generalizzato da cui scaturì il suo assassinio. Sofri e gli altri coinvolti nelle accuse, furono tirati in ballo da un pentito Leonardo Marino anche lui ex militante di Lotta Continua che raccontò di aver ricevuto da loro l'ordine di uccidere il commissario.


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