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ROBERTO SAVIANO/ Lo scrittore: ecco perchè sono fuggito dall'Italia

Roberto Saviano (Foto InfoPhoto) Roberto Saviano (Foto InfoPhoto)

I tre uomini che mi gestivano, sapendo della mia urgenza di libertà, spesso lasciavano che li superassi, che mi dimenticassi di loro. A volte dovevano rincorrermi perché sparivo dal loro sguardo». Saviano racconta infine il giorno dopo il suo arrivo negli Stati Uniti quando, ancora «sotto l’effetto del jet lag, sono uscito alle sette del mattino, ma in realtà già fremevo dalle cinque. In strada non c’era nessuno, solo io e la mia scorta. Senza parlare abbiamo camminato per cinque ore. Ho bevuto un cappuccino e ci ho inzuppato dentro un muffin, ho comprato una cartina di Manhattan e, in quella sola mattinata, sono certo di aver camminato come non avevo mai fatto. E non solo ne sono certo, ho le prove. Sono tornato a casa con le piaghe ai piedi, mi facevano male da morire, ma quel dolore che non credevo esistesse più mi rendeva euforico. Avevo la sensazione di essere tornato a vivere completamente, di aver riacquistato l’uso di arti sopiti da tempo».

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