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Cronaca

NAUFRAGIO GIGLIO/ Schettino e Giampetroni, due facce di un unico dramma

Schettino e Giampietroni, appartengono, per volontà del destino, a un’unica, grande, tragica storia. Sono, spiega LUCA DONINELLI due immagini di un unico dramma

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La aspettavano tutti. Frementi. Con la bava alla bocca. Lei, la notizia, la notizia infame ma anche sotto sotto sperata. Nel disastro della Costa Concordia all’Isola del Giglio c’era finalmente un colpevole, il signor Francesco Schettino, che dopo aver fatto schiantare la nave sugli scogli per puro esibizionismo provocando un numero tuttora imprecisato di morti se l’è data pure a gambe, e poi non contento ha dichiarato che quegli scogli non erano sulle carte nautiche - non solo, ma adesso tramite l’avvocato ci fa sapere che gli dispiace tanto.

Tutti lo volevano, il porco da crocifiggere senza sensi di colpa: noi, gli italiani seri e morigerati dell’era Monti, noi che stiamo dalla parte giusta, noi che possiamo dirci sicuramente migliori di quell’uomo, possiamo indignarci un’altra volta. Noi che paghiamo le tasse. Noi che cerchiamo con mille sacrifici di fare le cose perbene. Di qua noi, con la nave che affonda, quella reale e quella metaforica (l’Italia) che cerchiamo di salvare il salvabile. Di là loro, quelli che fanno la bella vita, i privilegiati, quelli che non pagano le tasse, quelli che affondano la nave (tutte e due le navi) per pura leggerezza, per pura superficialità, per indifferenza morale.

D’un tratto il povero Francesco Schettino, che pagherà per i suoi errori anche senza i nostri insulti, si è fatto carico di tutti i mali d’Italia. I giornalisti gli si sono gettati addosso come cani affamati. E intanto nessuno - nessuno, è pazzesco - che riesca a vedere in quell’uomo e nella sua vicenda qualcosa che ci appartiene. Nessuno che abbia più l’energia morale per paragonarsi con quel fatto: tutti ci chiamiamo fuori. Eppure leggere nelle vicende umane (anche quelle più infami) una dolorosa verità presente anche in noi è sempre stato un costume della cultura occidentale.

Senza scomodare i Tragici Greci, basterebbe ricordare un sonetto del Belli, dove il poeta ricorda quando, bambino, fu portato dal padre ad assistere a un’impiccagione. Nell’istante in cui l’uomo resta appeso e muore, il padre dà uno schiaffo a suo figlio, perché si ricordi sempre che colui che è morto era probabilmente migliore di lui. Questa è la prima domanda che mi tocca il cuore: perché nessuno, oggi, specialmente tra chi è più autorevole, è capace di uno sguardo come questo? Perché l’errore altrui non ci aiuta più a guardare il nostro e a diventare uomini migliori?

C’è poi l’altro aspetto della vicenda della Costa Concordia, che in poche ore, si può dire, è finito fuori dalle cronache. Parlo della figura eroica dell’ispettore Manrico Giampietroni, 35 anni passati in mare, nessun naufragio fino a oggi, quindi nessuna esperienza di “come si fa” (molto si è polemizzato sul personale impreparato all’evento), che ha portato in salvo diverse persone prima che un frigorifero gli venisse addosso rompendogli una gamba. Non importa sapere se Giampietroni sia o meno un uomo eccezionale, forse fare quello che ha fatto poteva sembrare la sola cosa possibile in quel frangente, forse non ha avuto nemmeno la possibilità di fuggire, forse se questa possibilità gli si fosse presentata, chissà: nessuno potrà mai rispondere a questa domanda, neppure lui stesso. Del resto, che importa?


COMMENTI
21/01/2012 - Naufragi (Giorgio Venturi)

Le due navi che affondano, la Concordia e l' Italia, sono la conseguenza di comandanti non adeguati a situazioni di emergenza. Io non credo di far parte di chi cerca a tutti i costi un capro espiatorio, peró dovremmo almeno convenire che essere impreparati é piú dannoso quanto piú potere ci vien dato sugli altri.

 
18/01/2012 - Giudizio ambiguo (Luca Rossini)

Non sono d'accordo con Doninelli, anche perché noto delle contraddizioni nel suo giudizio. In primo luogo occorre una vera pietà nei confronti degli uomini (come nell'esempio dell'impiccato), non dei loro errori e mancanze (l'impiccacione avrebbe potuto essere giusta, il padre che dà lo schiaffo al figlio lo vuole mettere in guardia a non compiere ciò che ha fatto quell'uomo). Giudicare il comportamento (ripeto: il comportamento) del capitano Schettino a dir poco vergognoso nulla toglie alla sua possibilità di redimersi: mi fa quasi tenerezza questo capitano, bamboccione ultracinquantenne che ancora vive con i genitori. Bene ha fatto il gip a concederegli gli arresti domiciliari,dove volete che scappi uno che telefona alla mamma prima di abbandonare la nave che ha lasciato schiantare sugli scogli? E' proprio per un chiaro giudizio sul pessimo operato del capitano che possiamo ammirare quel "salto della libertà umana" che il Giampietroni ha compiuto: se lo ha fatto lui, a maggior ragione avrebbe potuto farlo anche Schettino.

 
18/01/2012 - Ho letto, ho sentito dire, passaparola mediatico.. (Antonio Servadio)

Il comandante di capitaneria di porto gli ha detto di risalire sulla nave. OK, prendo per buona questo micro-frammento di notizia, anche se non ho modo di verificare. Anche se non è pubblica l'intera conversazione. Anche se non si hanno info sulle conversazioni telefoniche tra lui e la società armatrice. Ma insomma, queste poche parole non sono affatto sufficienti a trarre alcuna conclusione. Non sappiamo se il capitano della nave si sia defilato colpevolmente. Forse si. Ma non è per nulla "dimostrato". Sono illazioni. Circolano dei sentito dire. E' il circo mediatico - foriero di panzane ben miscelate con dosi sparse di verità parziali. E se fosse invece vero ciò che afferma il capitano? Cioè, che è caduto dalla nave (cosa non improbabile) !? E poi, qualsiasi sia la causa del suo trovarsi a mare (scivolone o intenzione?), è verosimile che non fosse fisicamente possibile risalire a bordo, attenzione. Qui il punto non è se questo o quello siano colpevoli oppure no. Distinguiamo bene le opinioni e le supposizioni da qualcosa di totalmente differente: le accuse, le conclusioni indebitamente e prematuramente tratte, vergognosamente alimentate da qualche eventuale personaggio in cerca di notorietà personale. Che poi questo capitano piaccia o no per altre faccende, ebbene questo non ha proprio nulla a che fare con le "responsabilità dei fatti". O vogliamo sempre e solo alimentare le varie macchine del fango (a prescindere del loro colore partitico o ideologico)?!

 
18/01/2012 - per correr miglior acque (paola martinolli)

Egregio dott. Doninelli, La ringrazio per aver scritto presto ciò che sento in cuore dal momento in cui è stata divulgata la notizia, ma soprattutto La ringrazio per come lo ha detto. Anch'io condivido la sua pietà nei confronti dell'errore umano e condivido le sue considerazioni sul "salto che la libertà umana deve compiere" nel mettere a rischio la propria vita e le proprie sicurezze per salvare altre persone. Non è scontato dare la vita per i nostri amici (o per i nostri nemici) ed a ciascuno di noi si è presentata almeno un'occasione, una circostanza in cui abbiamo abbandonato il comando della nostra nave. Riconoscere ciò è il primo passo per aprirsi al Mistero e chiedere ogni giorno ad un Altro di farci compagnia e di aiutarci a dirigere la nostra "navicella dell'ingegno" per correre "miglior acque".

 
18/01/2012 - Davide-Golia (LUISA TAVECCHIA)

Grazie per la riflessione che condivido. Oltre 4000 persone a bordo, morti, dispersi, feriti dalla collissione avvenuta alle 21,45 di venerdì 13 scorso, La fionda di Davide ha colpito Golia a morte !! A guardare le foto del disastro si rimane sbigottiti; la realtà supera la fantasia: un bastimento affogato in una pozza d’acqua, ai piedi di un’isoletta che sembra più piccola della nave stessa. Anche da una tragedia come questa possiamo imparare una lezione: un bagno di umiltà per tutti, specialmente per chi sta delirando sull' onnipotenza dell'uomo. E quando l'uomo perde la meta va alla deriva, occorre recuperare uno sguardo trascendente sulla vita, Cristo ci dice Io sono la Verita e la Vita. grazie luisa

 
18/01/2012 - L'uomo (alessandra de pra)

Sono d'accordo su molte cose, cerchiamo però di non dimenticare che quest'uomo ha ricevuto l'ordine di tornare sulla nave per coordinare i soccorsi e ha disubbidito. Per un comandante, "ordine" è una parola con un peso molto diverso da quello che ha per tutti noi. Ci sono episodi di esibizionismo e spacconeria di cui si era reso protagonista anche in precedenza. Certo, è difficile immaginare che la sua Compagnia li ignorasse e viene da chiedersi se erano necessarie vittime innocenti e un simile disastro per prima di capire che il comando e le responsabilità vanno affidati a uomini che dimostrino di meritarli davvero.

 
18/01/2012 - Gratitudine (Giovanni Savio)

Le sono grato per quanto scritto, sono esattamente le cose a cui stavo pensando questa mattina. Stavo pensando a quante volte personalmente mi "blocco" di fronte alla realtà che succede, balbetto e mi tremano le gambe, cercando come posso di giustificare scelte che non coincidono con l'urgenza concreta che mi si presenta. Spero davvero che l'arte sappia testimoniare l'umano che c'è in ognuno e il Mistero che lo sorregge. Per ora confido nella Miseridordia perché sono Schettino e vorrei essere Giampetroni.

 
18/01/2012 - falsi eroi e capri espiatori (francesco scifo)

Sono rimasto allibito la mattina del 17 gennaio scorso nel sentire un rappresentante dell'Autorità Giudiziaria, competente territorialmente per l'inchiesta in corso, partecipare ad una trasnmissione radio in diretta la stessa mattina dell'interrogatorio di garanzia dell'imputato e ipotizzare, davanti ai microfoni, il capo d'imputazione e la presunta pena da richiedere. Di seguito, oggi, sento la stessa Autorità che contesta pubblicamente il provvedimento del Giudice per le indagini preliminari, senza nemmeno aver letto ancora le motivazioni. Ebbene, forse c'è già qualche cosa che non funziona in questo processo istruendo. Visto che ora si processa sui media e non più nei palazzi di giusitizia, ed il segreto istruttorio pare non esista più, offro uno spunto: perchè non ci pubblicano anche le conversazioni tra il capitano Schettino e l'unità di crisi della Costa-Carnival durante le fasi del naufragio? L'idea che ogni volta che si verifichi un incidente la responsabilità cada sempre sul solo capitano mi inquieta: ricordiamo il Moby Prince, anche allora si scaricò tutto sul capitano. Ma non sarà, per caso, un problema di assicurazioni e risarcimenti? Confidiamo nella Magistratura giudicante.

 
18/01/2012 - Individuo e Azienda (Antonio Servadio)

Le cronache cercano sempre un colpevole, un mostro o un capro espiatorio come dir si voglia. Un singolo individuo cui ricondurre l'intera attenzione del pubblico. Il meccanismo mediatico è ben noto. Ma non sempre i fatti sono ascrivibili unicamente alla responsabilità di un singolo. Ad es. può esservi una convergenza di fattori tra i quali sussiste anche una responsabilità individuale. Altre situazioni sono possibili dunque vanno esaminate per poterle scartare o approfondire con cognizione di causa. Nel caso specifico di questo naufragio, i cronisti trascurano una condizione molto importante, il comandante è a tutti gli effetti un dipendente di una potente azienda. Egli non è nella condizione di poter prendere iniziative, e di fare scelte, vincolate unicamente alla propria professionalità individuale. Egli deve necessariamente mediare le sollecitazioni verso scelte orientate al profitto e all'immagine (che inesorabilmente provengono dell'azienda), con la propria individuale professionalità e responsabilità. In altre parole, il comandante non è "libero" e non è "indipendente". Non è un "eroe classico". Su questo terreno non sempre limpido si giocano esiti che possono essere rischiosi per i clienti e -quando trattasi di nave- per i passeggeri. Abbiamo forse certezza che il comandante fosse un "abituè" del passaggio in prossimità degli scogli per puro vezzo personale, per pavoneggiamento individuale? Non impossibile. Assai improbabile.