Cronaca
mercoledì 18 gennaio 2012
COS'E' L'INCHINO? - Il comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino, quella sera di venerdì 13 gennaio si trovava sulla plancia di comando e avrebbe deciso di effettuare una manovra azzardata e rischiosa, che comporta un avvicinamento esagerato dell’imbarcazione all’Isola del Giglio. E’ il cosiddetto “inchino”, come lo chiamano i marinai, un saluto che il comandante della nave rivolge agli abitanti, ai turisti e ai passeggeri, magari anche attraverso l’uso della sirena. A riguardo sono recentemente intervenuti l’ex sindaco di Meta di Sorrento, cittadina natale di Schettino, e Michele Miccio, presidente dell’associazione di mutuo soccorso tra capitani chiamata “Casina dei Capitani”, i quali hanno spiegato che questa manovra non è in realtà «goliardica ed azzardata, come è stata definita, ma trattasi di una tradizione marinara sempre esistita e denominata in seguito “rotta turistica”. Tale usanza è ampiamente sostenuta dagli armatori ai fini crocieristici e nota alle autorità marittime». Questa manovra ha però provocato in questo caso undici vittime, mentre altre 28 persone ancora non sono state trovate, eppure sembra che la stessa Costa Crociere fosse a conoscenza di questa particolare “tradizione”, tanto da dedicare un elogio al comandante Schettino, oggi accusato di omicidio plurimo colposo, naufragio e abbandono della nave, sul blog della compagnia in occasione di un “inchino” precedente: «La Costa Concordia – recita il post - che per la stagione estiva sta effettuando la crociera "Profumi di Mediterraneo" [...] il 30 agosto 2010 prima dell’arrivo a Napoli previsto intorno alle 13.00, ha omaggiato con il suo saluto e con la sua breve sosta nella rada della Coricella, l’Isola di Procida, tutto ciò grazie al comandante Francesco Schettino, di Meta di Sorrento». Dopo il disastro all’Isola del Giglio il post è stato prontamente rimosso, ma ormai il danno era fatto. Così la compagnia, dopo le accuse rivolte a Schettino, prima spiega in una nota ufficiale che probabilmente il comandante ha «commesso errori di giudizio che hanno avuto gravissime conseguenze: la rotta seguita dalla nave è risultata troppo vicina alla costa», e poi afferma che la manovra dell’inchino «non è approvata e autorizzata dalla Costa». Su questa “tradizione” marinara si era pronunciato anche lo stesso Procuratore Capo di Grosseto, Francesco Verusio, secondo cui si è trattato di una «manovra azzardata», con cui Schettino «si è avvicinato all'isola del Giglio, ed è arrivato a soli 150 metri dalla costa».
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