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NAUFRAGIO GIGLIO/ Schettino e De Falco, una tragedia "napoletana" che riguarda tutti

Pubblicazione:giovedì 19 gennaio 2012 - Ultimo aggiornamento:giovedì 19 gennaio 2012, 14.45

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Sospettiamo vivamente che Schettino abbia fatto colpevolmente trascorrere importanti minuti nel tentativo di blindare a telefono con la direzione della Compagnia - che non disdegnava, a quanto pare, la rischiosa esibizione dei suoi gioielli del mare davanti ai principali porti - una versione di comodo per l’evento, nella speranza si trattasse di un disastro meno grave. Ebbene, mentre Schettino sciaguratamente non dava segno di sé alle pubbliche autorità per chiedere aiuto, ecco l’altro napoletano De Falco prendere in mano la situazione mostrando una consapevolezza dello stato delle cose che spiazza i bluff di Schettino, grazie al rapporto arrivato da una motovedetta della Finanza operante per caso nell’area e nel momento del disastro.

Anche qui ci sarà da capire meglio, perché c’è chi sostiene che anche da terra si poteva fare qualcosa per bloccare, prima che fosse troppo tardi, una rotta di navigazione e una velocità della stessa al di fuori di ogni protocollo marittimo. Ma allo stato dell’arte non riusciamo a non simpatizzare con questa figura di servitore dello Stato che, intuendo la gravità della situazione, resta al suo posto in un’ora in cui i comuni mortali sono già da tempo nelle braccia di Morfeo, tranquillamente, lasciando a qualche sottufficiale malcapitato la gestione dell’emergenza.

Napoli 1 e 2, insomma: ecco dove può condurre quell’approccio tutto meridionale con la legge che non è, e non deve essere, l’unica e l’ultima ispiratrice dell’azione umana. Può condurre, molto al di sopra del dettato della legge stessa (chiamasi sussidiarietà, che è il contrario della burocrazia, anche se il protagonista è un uomo dello Stato) o molto al di sotto, nell’irresponsabile deriva del relativismo normativo, che magari genera anche una simpatia istintiva, come la tarantella, ma in realtà nasconde solo la voglia di fare ognuno un po’ come gli pare, sulla pelle dei malcapitati. Che stavolta erano tanti, più di quattromila, in balìa di un comandante che - abbiamo la sensazione - non troverà facilmente un giudice disposto a credere che sia scivolato in una scialuppa, di notte, mentre i suoi passeggeri si ribellavano - alcuni troppo tardi - alla palese bugia di un guasto temporaneo alla centrale elettrica. Dando vita a un tragico fai-da-te nella notte dell’Isola del Giglio, abitata da gente eroica e di grande carità cristiana.



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