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PAPA/ 2. Benedetto XVI e quella pace di cui il mondo ha bisogno più del pane

Pubblicazione:lunedì 2 gennaio 2012

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Ma come si fa, appunto, ad educare la coscienza dei giovani (e non solo loro) al valore positivo del rispetto dell’altro, dell’accoglienza del diverso? Ognuno è chiamato in causa: la chiesa, le famiglie, la scuola. Laici e credenti. L’illuminismo al suo sorgere ha creduto di poter dare lezioni alla Chiesa cattolica, proprio sul terreno della tolleranza e del dialogo. E già il cardinale Ratzinger ammetteva senza problemi che alla Chiesa, storicamente, la lezione fu utile. Ma certo, per inculcare oggi certi valori non basterà qualche spot della pubblicità progresso o qualche corso in più di educazione civica nell’era globale. Non basta “sapere” come ci si “deve” comportare per ottenere il risultato sperato. C’è qualcosa che viene prima, un livello umano da far rinascere, come può nascere un fiore nel deserto. Su questo terreno, oggi, sarebbe appassionante il confronto, tanto desiderato dal papa, fra la Chiesa e gli agnostici in ricerca. 

Una cosa è chiara a Benedetto XVI: il contributo più reale all’educazione alla pace i cristiani lo potranno dare essendo semplicemente se stessi. “Dio è amore, è giusto e pacifico, e chi vuole onorarlo deve anzitutto comportarsi come un figlio che segue l’esempio del padre”. Anche le verità che la Chiesa professa mai potranno essere impugnate come un’arma contro chi queste verità non conosce. Sarebbe come negare la natura stessa della fede, negare la Grazia: “In Gesù ‘amore e verità’ si sono incontrati, ‘giustizia e pace’ si sono baciate”. 



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