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TRAGEDIA CONCORDIA/ Gli ufficiali inchiodano la Costa e Schettino: gli "inchini" erano programmati

Sale ancora il bilancio delle vittime della tragedia della Concordia, dopo il ritrovamento del tredicesimo corpo. Intanto vengono resi noti i verbali degli interrogatori degli ufficiali

Il naufragio della Costa Concordia (InfoPhoto) Il naufragio della Costa Concordia (InfoPhoto)

Sale ancora il bilancio delle vittime della tragedia della Costa Concordia, dopo il recente ritrovamento del tredicesimo corpo. Intanto, mentre si procede anche alle operazioni di svuotamento del carburante per evitare un disastro ambientale, vengono resi noti i verbali degli interrogatori degli ufficiali della Concordia che si trovavano a bordo quel venerdì 13 gennaio. Le dichiarazioni inchiodano sia la Costa Crociere, che avrebbe sempre conosciuto e autorizzato la pratica dell’”inchino”, e il comandante Francesco Schettino che, dopo l’impatto con lo scoglio davanti all’Isola del Giglio, non avrebbe mai fatto nessuna audace manovra di emergenza per avvicinarsi il più possibile alla riva e limitare così al massimo le tragiche conseguenze. Anzi, fu proprio la nave, a detta degli ufficiali, che senza più alcun controllo, andò alla deriva, spinta dal Grecale. A raccontare importanti dettagli al pm Stefano Pizza è innanzitutto Silvia Coronika, terzo ufficiale in coperta, interrogata il 14 gennaio. «Quella notte ero di guardia in plancia. Il comandante, a circa 4 miglia dal Giglio, è salito sul ponte e ha disposto quasi subito l'inserimento della navigazione manuale». Schettino disse che bisognava «eseguire un'accostata a dritta», racconta la Coronika: «L'accostata era stata prevista da Schettino sin da prima della partenza da Civitavecchia – continua l’ufficiale - ed annotata sulla carta nautica e registrata sul sistema di navigazione integrato (...) Il comandante voleva avvicinarsi per fare l'inchino. Cioè per salutare da più vicino il comandante Palombo che abita al Giglio. Ha manifestato questa sua intenzione a Simone Canessa, l'addetto alla cartografia. Di questo sono certa. Sul ponte di comando, il comandante gli disse: "Vieni qua, che dobbiamo tracciare una rotta per passare vicino al Giglio e fare un inchino"». Un altro mistero da risolvere è anche quello legato ai possibili clandestini, persone non registrate, forse ospiti di membri dell’equipaggio, che quella sera si trovavano a bordo. Franco Gabrielli, capo della Protezione civile, ha fatto sapere che «ci sono 24 persone che dobbiamo rintracciare, inoltre c'é da identificare la cittadina ungherese il cui corpo, ancora non ufficialmente reclamato, è stato ritrovato ieri a poppa nella zona ristorante e che non risulterebbe nella lista d'imbarco.