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CASO MARTONE/ Il viceministro e l'università: "La laurea dopo 28 anni è da sfigato"

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Michel Martone, foto Infophoto  Michel Martone, foto Infophoto

Ha commentato la frase anche il direttore generale dell'università Luiss di Roma, definendola forte, ma che ha il pregio di affrontare un problema reale. La media attuale dei neolaureati italiani, dice, è di 27 anni mentre la media europea non arriva neanche ai 24 anni.



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COMMENTI
24/01/2012 - affermazione parziale di un figlio d'arte (Luca Battanta)

Al viceministro Martone vorrei dire alcune cose. La prima riguarda il 3+2, mi sembra che, nonostante la sua sfolgorante carriera, non abbia capito il vero significato di quella controriforma dell'università creata da un "fatto da sé" come Luigi Berliguer (parente di quell'Enrico Berlinguer leader dell'ex partito comunista? Sì lui, esatto). Il 3+2 nasce, da buona tradizione statalista, per moltiplicare le cattedre e creare dei laureati di serie B, detti laureati triennali. Una controriforma sciagurata che nasce pensata sul corpo docenti anziché sugli studenti. Non solo, quella riforma ha causato un allungamento dei tempi di laurea degli studenti, nel caso peggiore, di quasi due anni perché tra i due cicli, se uno studente si laurea a marzo in triennale, ha 6 mesi di buco tra il percorso triennale appena concluso e l'inizio di quello magistrale che si deve sommare all'anno in più di studio rispetto al precedente sistema. In quel tempo in più di studio rispetto alle lauree quadriennali nelle università italiane non si fa gran che in più rispetto a quello che facevano i laureati quadriennali. L'univ. italiana rimane in gran parte scollegata dal mercato del lavoro. Sulle frasi di oggi di Martone ho due appunti da fare: 1) Hai ragione: l'università/parcheggio e gli studenti fannulloni sono da condannare. E i docenti che l'hanno pensata? 2) Martone, hai mai sentito parlare degli studenti lavoratori che devono pagarsi gli studi per lavorare (e che non vengono da una famiglia ricca come la tua)?