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ITINERARI/ Dagli gnocchi di Pignolet al moscato di Santo Stefano Belbo

Pubblicazione:martedì 24 gennaio 2012

La reception del Relais San Maurizio La reception del Relais San Maurizio

Il giorno dopo ero a Santo Stefano Belbo in un ex monastero cistercense del Seicento tra le vigne di moscato. Oggi questo convento, che la legge Siccardi privò dei monaci e impoverì (che delinquenza!), è un bellissimo relais a cinque stelle, voluto dall'imprenditore Pier Domenico Gallo, che ho incontrato e che per caso si è trovato fra le mani questo tesoro. Quest'anno ha registrato il +50% rilanciando il relais con una spa dove viene utilizzata l'acqua salata, importata dalla Sardegna, che aiuta a galleggiare meglio. Un gioiello che attira una clientela internazionale, un luogo dove i particolari sono importanti, perché la bellezza, mi è sembrato di capire, salverà il mondo, e già ora ci salva da una crisi facendoci percepire una strada possibile.

Il dialogo poi è finito anche qui sul Carnevale di Ivrea e sui punti di forza e di debolezza che occorre tenere presenti quando ci si presenta al mondo. La cucina è quella che attinge a piene mani nella storia di Guido di Costigliole e a gestire il locale (corona radiosa della GuidaCriticaGolosa) è Andrea Alciati, figlio di Guido e di Lidia, mitici angeli della cucina italiana e piemontese. Be', alla fine di questo giro mi sono sentito sollevato, non solo per quei piatti realizzati coi prodotti De.Co. a Mondovì, per gli gnocchi di Pignolet dei 3 Re di Castellamonte o per i tajarin del Relais San Maurizio, ma anche per questa ventata di anti-rassegnazione che gli imprenditori di razza sanno mostrare nei fatti. Adesso si che si ricomincia!

 



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