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ITINERARI/ Dagli gnocchi di Pignolet al moscato di Santo Stefano Belbo

Pubblicazione:martedì 24 gennaio 2012

La reception del Relais San Maurizio La reception del Relais San Maurizio

Anche il weekend passato è stato denso di avvenimenti e di incontri, segno che il 2012 è un anno di grandi fermenti. Sarà dunque un caso, oppure no, ma la sensazione che sugli occhi abbiamo due fogli di giornale un po' c'è. Vi elenco allora chi ho incontrato in tre giorni e, curiosamente, di cosa abbiamo discusso.
Venerdì a Cherasco, paese bellissimo (che ha celebrato un evento triste, per me, come il trattato di Cherasco con cui è stato spartito il Monferrato), ho incontrato un imprenditore che ha creato alberghi e ristoranti con uno scopo didattico: mostrare come avviene una gestione per poi offrire i propri servizi ad altri. Geniale e competitiva come ipotesi. Alla sera sono stato a Mondovì, a una cena con 10 sindaci e con i loro collaboratori per parlare delle opportunità delle De.Co., le denominazioni comunali. E l'altro ospite d'onore che era con me, Giacomo Oddero, farmacista, produttore di vino, già presidente della Camera di Commercio di Cuneo e poi della Fondazione Cassa di Risparmio ha detto una cosa importante: “Nel vino la polverizzazione è una risorsa in un momento di crisi, non fosse altro perché ogni giorno c'è qualcuno che parte con la valigia e va nel mondo a promuovere i nostri prodotti e il territorio”. In due parole ha descritto cos'è la specificità italiana, e anche la ragione di un aumento dell'export del vino in anni horribilis come questi.
Il giorno dopo mi hanno invitato a Ivrea, o meglio a Castellamonte, il paese delle ceramiche. Una terra mortificata dalla fine della Olivetti e dalla presenza di imprenditori – dice chi è rimasto – che per compiacere la finanza hanno venduto il lavoro, il territorio, le famiglie. Imprenditori che oggi sono padroni di giornali, di finanziarie e quant'altro, ma che si guardano bene dal farsi vedere da quelle parti, dove invece Adriano Olivetti era considerato un benefattore, tanto che alla sua morte, avvenuta il lunedì del Carnevale, fu sospesa la festa, unico caso nella storia.
A cena abbiamo parlato del fenomeno del Carnevale di Ivrea, quello della famosa battaglia delle arance, che coinvolge tutti i cittadini per più giorni. Come consuetudine il 6 gennaio è già stato nominato il generale, mentre il sabato di Carnevale viene solitamente svelato il nome della mugnaia, davanti a 10mila persone. Il Carnevale a Ivrea è un po' come il palio di Siena, ed è retto da un Comitato che provvede a finanziare l'evento e a renderlo vivo. Una bella storia di passione, identità e turismo che andrebbe studiata sui libri di economia.


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