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LETTERA/ Chi agita i forconi dimentica i veri guai della Sicilia

Il Movimento dei Forconi (Infophoto) Il Movimento dei Forconi (Infophoto)

Il separatismo, d'altra parte, sollecitò la classe politica siciliana a ipotizzare (e portare in porto) il progetto dell'Autonomia speciale.
La rivolta del 2012 rischia, invece, di degenerare in una protesta rabbiosa, senza progetto e con i suoi leader in guerra fra loro.

È proprio in queste circostanze che la politica, nazionale e regionale, dovrebbe svolgere interamente il proprio ruolo. Anzitutto cercando di capire la natura del disagio, che è reale e profondo. Il problema dell'Isola non è solo l'alto costo dei carburanti che mette in ginocchio intere categorie. È, anche e soprattutto, il dramma della questione giovanile: la disoccupazione nella fascia d'età 18-35 anni è al 40%, l'emigrazione intellettuale ha ormai preso i connotati di una emorragia inarrestabile, il tasso della mortalità scolastica è il più alto d'Italia, la formazione professionale è praticamente inesistente.

In questo clima da ultima spiaggia, l'attività amministrativa della Regione è rimasta paralizzata dai ritardi nella nomina dei direttori generali e da una distanza abissale fra il dibattito politico (tutto focalizzato sul tema Lombardo-sì, Lombardo-no) e i problemi urgenti dell'Isola.
Domani (mercoledì) il governatore Raffaele Lombardo sarà ricevuto a palazzo Chigi dal premier Monti, col movimento dei Forconi ancora a protestare.

Non basteranno alcune concessioni del governo (sulla defiscalizzazione del carburante o sulle tasse agli agricoltori) a sanare la ferita della società siciliana. C'è da augurarsi che la politica, fuori dalle logiche assistenziali, si accorga della gravità della situazione e offra risposte concrete all'Isola che affonda, valorizzandone il capitale umano e la sua posizione strategica nel Mediterraneo.

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