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IL CASO/ 2. C’è una pillola che può far perdere Obama

Barack Obama (Infophoto) Barack Obama (Infophoto)

Per trovare una soluzione al problema si dovrebbe cominciare da un uso corretto dei termini: nell’attesa di un chiarimento sui possibili meccanismi di azione di questa categoria di prodotti, si dovrebbe evitare di chiamare “contraccettivi” dei farmaci dei quali non si è in grado di escludere l’azione antinidatoria. O, quanto meno, bisognerebbe metterne bene in evidenza i limiti, spiegando onestamente e senza ambiguità ciò che si conosce e ciò che è ancora ignoto: solo chiamando le cose con il loro nome, senza imbrogli linguistici, è possibile ridurre la carica ideologica che inevitabilmente queste tematiche portano con sé.

Un buon consigliere del Presidente Obama potrebbe suggerire di disinnescare le polemiche a partire da un chiarimento terminologico su questo tipo di prodotti, possibilmente accompagnato da una riflessione più attenta su quali farmaci, effettivamente, siano da considerarsi irrinunciabili per un servizio sanitario nazionale. Potrebbe essere un’occasione, questa campagna presidenziale, di affrontare il problema della “contraccezione di emergenza”, una volta tanto, senza nascondersi dietro trucchetti lessicali che servono solo a coprire la verità e inasprire gli animi.

L’aborto, anche quello sotto le forme incerte e ambigue della “contraccezione di emergenza”, è un tema che scotta, specie negli Stati Uniti, dove l’imponente mercato creato da potenti catene di cliniche private dedite solamente ad “attività” di aborto e contraccezione ha suscitato la reazione di un largo fronte pro-life che attraversa e unisce tante chiese cristiane, cattoliche e protestanti evangeliche, unite in battaglie per la vita tutt’altro che timide, e che potrebbero essere determinanti nella prossima campagna presidenziale. Obama è avvertito.

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