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IL CASO/ 2. C’è una pillola che può far perdere Obama

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Barack Obama (Infophoto)  Barack Obama (Infophoto)

Obama potrebbe perdere voti preziosi per le sue elezioni presidenziali “grazie” al rimborso obbligatorio di contraccettivi previsto nella sua riforma sanitaria. La decisione “sconsiderata” - secondo i vescovi d’America, che hanno già invitato i cattolici a dissentire pubblicamente - dell’Amministrazione americana prevede, sostanzialmente, che i lavoratori dipendenti di qualsiasi ente od organizzazione abbiano un piano assicurativo che comprenda obbligatoriamente un minimo di servizi, fra i quali, appunto, il rimborso di tutti i contraccettivi, compresi quelli cosiddetti “di emergenza”, che potrebbero anche avere effetti abortivi.

Il che significa che pure enti come scuole, ospedali e associazioni cattoliche dovranno offrire ai loro dipendenti pacchetti assicurativi nei quali la contraccezione viene considerata come un servizio sanitario irrinunciabile, inclusa la cosiddetta “contraccezione post-coitale”. Sono esenti quelle organizzazioni religiose che hanno dipendenti solamente della loro stessa fede e come obiettivo l’insegnamento di valori religiosi: una clausola che comunque non coprirebbe la maggior parte delle opere cristiane statunitensi.

L’ambiguità della categoria della “contraccezione di emergenza” è nota: somministrato nei giorni (da tre a cinque) immediatamente successivi a un rapporto sessuale potenzialmente fecondo, questo tipo di prodotti chimici potrebbe avere un effetto contraccettivo - evitando la fecondazione - oppure antinidatorio, cioè impedire all’embrione già formato di annidarsi in utero. Una forma precocissima di aborto, insomma. Sono prodotti che agiscono, quindi, in una duplice incertezza: quella della presenza di un embrione e quella del meccanismo di azione.

Un’incertezza comoda, dal punto di vista delle compagnie produttrici, che registrando questi farmaci come contraccettivi possono commercializzarli più agevolmente, rispetto a quelli dichiaratamente abortivi. Un’incertezza devastante, dal punto di vista educativo e sanitario. Educativo, perché il messaggio trasmesso in questo modo è che “basta che funzioni”, come nel film di Woody Allen: non so con precisione quel che è successo nel mio corpo, non so come agirà questo farmaco, non mi interessa sapere niente di tutto questo. L’importante è evitare una possibile gravidanza, comunque sia. Sanitario, perché - pur non considerando la possibilità di soppressione di un eventuale embrione - la cosiddetta “contraccezione di emergenza” dovrebbe essere usata, secondo quanto indicato dalle stesse case produttrici, solo in casi eccezionali. Ma la libera vendita nelle farmacie non ne consente la tracciabilità, e quindi il controllo dell’uso, specie nelle minorenni. Il risultato, in molti paesi, è surreale: è libera la somministrazione di vere e proprie “bombe ormonali” in giovani donne nel periodo più delicato della loro crescita, e al tempo stesso c’è bisogno dell’autorizzazione dei genitori per qualsiasi altro tipo di farmaci, come ad esempio antibiotici o antiinfiammatori.



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