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Cronaca

EUTANASIA/ D'Agostino: non basta una legge (dell'Europa) a cambiare la "cultura" della morte

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Il problema è la qualificazione giuridica dell’atto che chiamiamo eutanasia. Infatti si può tranquillamente sostenere che l’eutanasia è un omicidio, e poi difendere il suicidio assistito o la rinuncia consapevole alle terapie. Insomma, il rischio di chi dà troppo credito alle norme giuridiche e alle decisioni politiche è di demandare la soluzione dei problemi bioetici non alla coscienza, non al diritto naturale, non alla verità delle cose, ma alla volontà di organi deliberativi che a volte non sono stati nemmeno eletti democraticamente.

A che cosa si riferisce?

Di recente per esempio con una serie di sentenze la magistratura tedesca ha di fatto favorito il suicidio assistito. Indebolendo così enormemente la difesa della vita in alcuni contesti specifici, per quello che riguarda appunto la sospensione delle terapie salvavita. Basta non chiamare queste pratiche come eutanasia, ma usare termini differenti, e si ottengono risultati imprevedibili. La notizia della decisione dell’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa va quindi recepita con soddisfazione, ma non in chiave trionfalistica. Non c’è nulla da festeggiare, perché a fronte di una delibera di questo tipo se ne potrebbero citare molte altre, di tipo diverso, e che ci mettono terribilmente in imbarazzo, sia in campo bioetico sia in campo para-bioetico. Non dimentichiamoci per esempio che il Parlamento europeo ha condannato diverse volte la Santa Sede per discriminazioni sessuali, in quanto non riconosce il sacerdozio femminile.

Lei crede che il Vaticano si sia sentito messo in difficoltà?

Si tratta di delibere che lasciano il tempo che trovano, ma che ci fanno capire quanto è ambiguo l’intervento di questi organismi in ambiti non di loro competenza. Anche questa delibera dell’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa potrebbe quindi riservare brutte sorprese. Potrebbe emergere che in questa delibera ci sono dei vuoti che potrebbero essere riempiti in chiave pro-eutanasica.

Lei si ricorderà il caso di Welby, che chiese che gli fosse staccata la respirazione artificiale. Anche la legge italiana ha dei “vuoti”?

Il caso Welby non è stato ritenuto eutanasia dal magistrato italiano, e rappresenta proprio una vicenda esemplificativa di quanto ho affermato finora. Il dottor Mario Riccio, accusato di omicidio, è stato prosciolto e il caso è stato addirittura archiviato prima ancora che si aprisse il processo. E il motivo è che ciò che è successo a Welby non è stato ritenuto né omicidio né suicidio assistito né eutanasia, ma rispetto della volontà di un paziente consapevole.

È difficile però sostenere che in quel caso la legge italiana sia stata applicata in modo corretto dal magistrato...