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SPRECO/ Lucchini (Banco Alimentare): perché provare a misurarlo invece di combatterlo?

Pubblicazione:giovedì 5 gennaio 2012 - Ultimo aggiornamento:giovedì 5 gennaio 2012, 18.39

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Ci sono dati quasi inquietanti sulla spreco alimentare durante la settimana che va da Natale a Capodanno. Secondo la Cia (Confederazione italiana degli agricoltori), dalla vigilia di Natale a Capodanno sono finite nel cassonetto delle immondizie 440mila tonnellate di cibo, dal piatto al pattumiera. Il controvalore di questo cibo sprecato, sempre secondo la Cia, è stato di 1,32 miliardi di euro. I dati dell'associazione sembrano dettagliati: sono stati sprecati il 42 per cento in uova, latte, carni: il 22 percento in pane; il 19 per cento in frutta e verdura; il 4 percento in pasta e il 3 percento in dolci. Il fatto è ancora più inquietante se si pensa che stiamo vivendo in una situazione di crisi che è definita drammatica e che, in generale, c'è un trend negativo dei consumi. E se si tiene anche presente che in Europa ci sono circa 80 milioni di persone sulla soglia della povertà. Marco Lucchini, direttore generale della Fonazione Banco Alimentare Onlus, ha fatto della lotta contro lo spreco del cibo una ragione di vita. Il Banco è nato proprio dall'intuizione di recuperare cibo, che la grande impresa agroalimentare e la grande distribuzione doveva, per ragioni di normativa amministrativa, distruggere. In questo modo, il Banco è riuscito in tanti anni a trasformare quello spreco in una risorsa: il dono del cibo ai poveri. La domanda a Lucchini diventa quindi inevitabile.

Che ne pensa di questi dati?

Il dato è effettivamente impressionante, ma mi chiedo quale attendibilità può avere realmente. In che modo è stato rilevato? Con quali metodi? Che stima è stata fatta e con quali criteri? Io non vorrei che si usassero dei dati “fatti a spanne” per stilare giudizi oppure conclusioni che hanno un po' il sapore dello scandalismo, proprio per la situazione economica di crisi in cui viviamo.

Che cosa le suggerisce l'esperienza?

Conoscono gente che non getta via il cibo, nemmeno quello che si consuma a casa propria. E sono indotto a pensare che, in un momento come questo, chi vive in una famiglia rispetta una certa tradizione del dopo Natale, a Santo Stefano, proprio quando ci si metteva a tavola mangiando quello che era avanzato il giorno prima. Credo che in molti abbaino fatto questo ragionamento, dato il momento di crisi in cui viviamo.

In generale, che cosa pensa dello spreco di cibo?


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