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Cronaca

I SALDI/ Un giorno in coda agli outlet per scoprire il paradosso della crisi

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Insomma, la crisi c’è, ma c’è anche tanta gente che, quest’anno come in passato, ha fatto acquisti durante i saldi. Com’è possibile? Difficile trovare una spiegazione univoca. Forse le “formichine” italiane stanno dando fondo ai risparmi accumulati negli anni pur di non perdere qualche “occasione griffata”. Forse hanno deciso di tagliare altre spese, così da non rinunciare a qualche novità nel proprio guardaroba. O forse ancora hanno sì acquistato, spendendo però meno dell’anno scorso, limando il proprio budget e rinunciando a qualche articolo che spesso viene comprato, perché particolarmente conveniente, ma poi resta chiuso nell’armadio.

Quale che sia la risposta sembra che la crisi ci offra un altro dei suoi “paradossi”, che si aggiunge ad altri più noti e di più ampia portata. Come quello per cui una crisi che scoppia in America porta sul baratro l’Europa e fa dell’Italia un novello Atlante dalle cui spalle dipendono le sorti del mondo intero. O quello per cui le banche centrali iniettano tanta liquidità nel sistema, ma poi allo sportello del credito è tutto più secco del deserto.

In conclusione, alcune brevi postille per chi si avventurerà in analisi socio-economiche sul fenomeno e per chi si affronterà in un duello a colpi di dati e cifre per dimostrare che quest’anno i saldi sono stati un flop o viceversa un successo. Innanzitutto, questo è stato il primo anno in cui si è deciso di far partire i saldi nello stesso giorno in tutta Italia (salvo alcune eccezioni). Fino all’anno scorso ogni regione decideva il calendario autonomamente. Capitava quindi che ci fossero vere e proprie “migrazioni” di clienti da una città all’altra, in una sorta di tour dei saldi. Questo aveva i suoi pro e i suoi contro. Tra i primi val la pena ricordare che se gli italiani si spostano per più giorni gira anche di più l’economia, come si suol dire. Tra i secondi basti pensare che se tutti convergevano in un unico punto, le code e le resse erano maggiori.

Seconda considerazione: alcuni negozi hanno comunque dato il via a promozioni già all’inizio della settimana con sconti fino al 40%. Di fatto si tratta di saldi, anche se formalmente non lo sono. Val la pena quindi fissare date e calendari nazionali quando poi i singoli negozianti (e i clienti questo lo sanno bene) agiscono autonomamente?

Senza dimenticare che - ultima nota - chi ne ha avuto geograficamente la possibilità è potuto anche andare a saldi oltre confine. In alcuni casi, infatti, le promozioni sono iniziate già la scorsa settimana. A mettere gli sconti troppo in là, si corre quindi il rischio di “regalare” clienti ai commercianti stranieri. Tanto più che all’estero, senza accise varie, si ha una buona occasione per fare il pieno senza salasso. E in tempi di crisi si fa presto a unire l’utile al dilettevole.

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