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Cronaca

ROVIGO/ Sparatoria in caserma. Muoiono due carabinieri e una donna

A quanto si è appreso si tratterebbe del comandante della stazione, il maresciallo Antonio Zingale, della moglie e di un altro carabiniere. Pare che sia un caso di omicidio-suicidio

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Una sparatoria avvenuta in una caserma dei carabinieri di Rovigo si è trasformata in strage. Sono rimasti uccisi due carabinieri e una donna, freddati da alcuni colpi d'arma da fuoco esplosi nella caserma dell'Arma di Porto Viro (Rovigo). A quanto si è appreso sinora, si tratterebbe del comandante della stazione, il maresciallo Antonio Zingale, in servizio presso la Caserma dal 1991, apprezzato e conosciuto da tutti; della moglie e di un altro carabiniere. Benché siano ancora in corso accertamenti, pare che sia un caso di omicidio-suicidio. L’aggressore sarebbe un appuntato e avrebbe aperto il fuoco contro il comandante e la moglie, per poi togliersi la vita. Gli uomini del pronto soccorso, intervenuti rapidamente sul posto, non hanno potuto fare altro che constatare i decessi. Il triste episodio, la cui origine non è ancora chiara, è analogo a quello avvenuto il 21 giugno scorso a  scorso a Mignano Montelungo. In quel caso, il comandante della caserma locale e al dei carabinieri Angelo Simone aveva aperto il fuoco, durante una lite, verso il suo vice, Tommaso Mella uccidendolo, per poi togliersi la vita con la stessa arma. Si ipotizza che la tragedia abbia avuto origine da alcuni accertamenti amministrativi. Non è escluso che Mella abbia rilevato alcune incongruenze, in particolare, sulla contabilità dei buoni benzina. Il comandante provinciale dell'Arma, Crescenzio Nardone, aveva parlato di un gesto folle, privo di qualunque giustificazione. «Il comandante di stazione era preoccupato riguardo a delle verifiche su un presunto ammanco di lievissima entità nella contabilità carburanti su cui erano in corso accertamenti amministrativi da parte dell'Arma e dei quali accertamenti era stata informata anche l'autorità giudiziaria militare», aveva spiegato. Secondo Nardone, ci potrebbe essere all’origine del geto un «malinteso senso della dignità» da parte del comandante di stazione. A ritrovare i due cadaveri era stato un altro carabinieri, che aveva udito gli spari. In seguito erano giunti sul posto i vertici del Comando provinciale dei carabinieri di via Laviano e il dirigente del Commissariato di Sessa Aurunca, Giovanni Stagliano.